a cura di Progettomenodue
Il visual merchandising è uno strumento sottile. Non si vede ma c’è. Sempre.

E’ come il regista di una pièce teatrale: se ne sta lì dietro le quinte e fa in modo che lo spettacolo vada in scena. Con i suoi ritmi cadenzati, con l’effetto sorpresa quando occorre. Col preciso scopo di riuscire ad emozionare e convincere lo spettatore a tornare per rivivere quel momento.

All’interno del mondo retail è forse il settore che meglio riflette i cambiamenti del consumatore.

Una cartina tornasole utile per capire come si sono evolute le modalità di acquisto e di esposizione del prodotto.

Se cinquant’anni fa era sufficiente posizionare la merce in maniera ordinata con il prezzo bene in vista, oggi non basta più. Non bastano i deejay set del sabato pomeriggio né le modelle in vetrina. Superato anche quello.

Il cliente odierno è tra i più informati di sempre: ancora prima di entrare in negozio sa già cosa troverà al suo interno. E allora, cosa lo spinge a scegliere un prodotto piuttosto che un altro? Perché vorrà tornare in quel determinato negozio? Ecco, è proprio qui che il visual merchandising mette sul tavolo il suo poker d’assi. Le aziende che hanno capito che dal voler possedere un oggetto si è passati a voler vivere un’esperienza di o con quell’oggetto hanno fatto centro.

Uno dei primi a mettere in pratica questo concetto è stato Nespresso: le sue boutique vendono caffè certo, ma soprattutto, l’appartenenza a un club esclusivo. L’inserimento di uno spazio dedicato alla degustazione completa il format: esso permette sia di far scoprire le novità sia di offrire un momento piacevole che verrà ricordato.

È di qualche giorno fa l’apertura del flagship store di Woolrich a Milano, dove è stata progettata la camera del freddo: uno spazio con neve e temperature sotto zero per far provare in maniera immediata cosa significa avere addosso un loro piumino. Perché un conto è indossarlo nell’ambiente ovattato di un camerino ma un altro è a meno due gradi. Provare per credere.

O ancora, dall’Estremo Oriente arriva Stylenanda, marchio di abbigliamento sudcoreano. All’interno di ogni punto vendita è stato predisposto un photoset dove chiunque può fotografarsi in un tripudio di rossetti fuoriscala e palme dal sapore synth pop.

Come a dire sei tu la mia ambasciatrice, diventa il mio volto e condividi il momento che hai vissuto. Risultato: oltre un milione di followers su Instagram e continui repost sui profili di blogger e fashionista.

Mai come oggi è diventato vitale per un brand saper parlare un linguaggio contemporaneo e non convenzionale sul canale tradizionale.

Un visual merchandising mirato resta la chiave per creare un’esperienza di acquisto indimenticabile.

 

 

Progettomenodue. Siamo uno studio di progettazione specializzato in retail design.
Dopo un’esperienza decennale come direttrici creative di una delle più importanti realtà italiane del fashion system, fondiamo Progettomenodue nel 2012.
Ci occupiamo di vetrine, caratterizzati dal forte impatto visivo per raccontare un prodotto in maniera efficace ed evocativa.