II team building rischia di allontanarsi troppo dagli obiettivi di formazione. Ma, in un periodo in cui si parla di valorizzazione delle risorse è un elemento molto importante.

a cura di Davide Pellegrini

Come funziona davvero il team building? Come si progetta e quali servono perché sia efficace? Lo abbiamo chiesto a Elio Zoccarato, direttore creativo e founder di Sunny Way, una delle organizzazioni più conosciute e qualificate nei servizi di team building in Italia.

Elio Zoccarato di Sunny Way

Ciao Elio, vanti un’esperienza di molti anni nel settore. Come è cambiato il team building in questi anni?

Il team building, partito da semplice attività outdoor in compendio all’aula formativa, ha avuto tante trasformazioni e contaminazioni diventando avventura estrema, performance artistica, gioco di ruolo, ecologico, sociale. Negli ultimi tempi il team building spesso include il progetto e la realizzazione di campagne di marketing virale sui social media, eventi di gamification, guerrilla marketing, flashmob, video virali. Questo tipo di format ha un impatto positivo per aiutare i partecipanti nella commercializzazione di prodotti e servizi in modo più efficace, l’approccio divertente aiuta a vedere l’efficacia delle iniziative di un vero gruppo di lavoro e  a misurarne i risultati. Ormai possiamo parlare di svecchiamento di format pre-esistenti. La tecnologia e internet stanno cambiando profondamente anche il mondo dei team building: la realtà virtuale, i dispositivi GPS, i droni e la realtà aumentata stanno aprendo nuove possibilità per lavorare sulla squadra. Da anni sono in uso le prime app nelle attività con iPad che hanno ormai superato la fase di “Caccia al Tesoro” diventando i nuovi giochi di ruolo dove la metafora aziendale può essere veicolata efficacemente.

Vi invito a vedere il mio sito active-games.it/it per avere un’idea più chiara.

In crescita anche le aule di formazione 2.0: multimediali, interattive ed esperienziali, dove le nuove tecnologie stanno trasformando l’aula frontale, in cui il formatore ha pieno controllo della classe, in un’aula cooperativa in cui anche i partecipanti prendono parte attiva: rispondono a test con risultati in tempo reale sullo schermo, scattano foto, girano video, fanno interviste con gli iPad in esercitazioni che continuano con la proiezione e il debriefing. C’è da stare attenti però a non correre dietro le mode e a non perdere l’obiettivo iniziale: il team building è al servizio del percorso formativo e del miglioramento nell’ambiente di lavoro. Alcuni clienti ci chiedono ”cosa c’è di nuovo?” attratti dall’esperienza non ancora vissuta e lasciando in secondo piano l’esigenza che deve dettare la scelta.



Per molti, almeno questi sono i feedback raccolti, il team building pur essendo un settore ad altissimo coinvolgimento rischia di allontanarsi troppo dagli obiettivi di formazione. Ma, in un periodo in cui si parla di valorizzazione delle risorse e di cultura collaborativa, quanto è importante per un’azienda pianificare attività di team building?

È importante per creare una mentalità positiva tra le persone, fargli capire che il tempo dedicato al lavoro è la fetta più grande nella loro vita e quindi ascoltare gli altri, avere voglia di comunicare e condividere le proprie esperienze (positive o negative che siano), creare un ambiente di lavoro positivo è l’atteggiamento giusto per vivere meglio il proprio ruolo lavorativo portando serenità anche ai propri rapporti personali. Quest’attività è oggi molto richiesta dalle aziende in ottica di engagement dei dipendenti, miglioramento del lavoro di squadra e delle performance in generale, retention, ma anche di employer branding in un’era in cui i dipendenti sono i primi brand ambassador di un’azienda.

Se dovessi dare un consiglio a un’azienda nella scelta di un format, visto che parliamo della costruzione di un gameplay attorno a temi, metafore, retoriche narrative che utilizzando moltissimi riferimenti della cultura e del mondo dell’intrattenimento e dello svago, cosa consiglieresti?

Il discorso non è cosa, ma come. Ogni format o esperienza formativa va bene per far scaturire i conflitti, le criticità, i punti forti di una squadra. L’importante è che ognuno faccia la sua parte con serietà, coinvolgimento e soprattutto idee e obiettivi chiari. Il cliente spiega con chiarezza le esigenze, noi facciamo un’analisi e diamo una proposta pertinente e un lavoro all’altezza delle aspettative, il partecipante “gioca” con convinzione, cosciente di non perdere tempo e di avere un’opportunità in più per la crescita personale e del gruppo. Rimane valida qualsiasi esperienza: dalla giornata a lavorare in fattoria per vivere il gruppo riscoprendo ritmi e abitudini di un tempo, alla creatività e innovazione del format Startup Team Building dove i team propongono nuovi prodotti o servizi efficaci per la propria azienda. L’aspetto più importante è tirar fuori da ogni esperienza, qualsiasi essa sia, le informazioni giuste per far funzionare le dinamiche di gruppo. Il format giusto lo capiamo di volta in volta da quello che ci dice il cliente, dalle sue aspettative, dalle sue richieste. Più riusciamo a calarci nella sua realtà e a capire le sue reali esigenze, meglio sapremo indicare l’attività più efficace in quel momento e per quel gruppo.



Ci racconti come è nata l’idea di Sunny Way e cosa serve per fare il tuo mestiere?

L’idea di Sunny Way è nata dalla nostra passione, nel coinvolgimento delle esigenze dei clienti, la ricerca e l’innovazione, esperienza, creatività, onestà nel voler aiutare il cliente e non vendergli qualcosa che non gli serve. E ancora… non fermarsi mai nel cercare nuove soluzioni per il benessere nel posto di lavoro, un traguardo utile alle aziende per la produttività, ma soprattutto a chi lavora per vivere la propria professione con coinvolgimento e passione. Ormai abbiamo quasi 100 format, ognuno giusto per le diverse esigenze, ma quello che piace di più è il nostro modo di lavorare attento ai minimi particolari e la nostra passione, la vera arma segreta per coinvolgere i partecipanti.



Come si progetta un tema building davvero efficace?

Le imprese schiacciate da problemi di budget e d’impossibilità di nuove assunzioni devono assicurarsi di ottenere il massimo dalla propria squadra, è vitale quindi individuare i punti di forza del team. Lavorare con un gruppo di persone con esperienze e competenze diverse che si trovano a collaborare insieme per raggiungere lo stesso obiettivo consente di apprendere gli uni dagli altri e quindi di sfruttare ogni singolo contributo per l’obiettivo comune e nello stesso tempo acquisirlo. Sembra ovvio… nei fatti non lo è mai. Il leader che ha il polso della squadra sa gestire quello che viene definito team building, e cioè costruzione di una squadra di lavoro. Occorre poi fare in modo che questa funzioni nel migliore dei modi. Come? Questo è il compito del team builder: analizzare nel modo corretto le esigenze, trovare l’attività più efficace per ogni occasione e durante l’attività aiutare i membri del gruppo a imparare ad abbracciare le differenze l’uno dell’altro, piuttosto che concentrarsi sulle differenze che portano al conflitto. Il potenziale è la legna, il team building è la scintilla, il successo del team è il fuoco che ne esce…basta alimentarlo con l’ossigeno della motivazione.

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