C'è chi fa il graphic designer ma, per hobby e per talento decide di dedicarsi alla rielaborazione del design delle biciclette tra tecniche artistiche e restauro. Alessandro Ceci ha creato forma d'arte.

a cura di Redazione

C’è chi fa il graphic designer ma, per hobby e per talento decide di dedicarsi alla rielaborazione del design delle biciclette tra tecniche artistiche e restauro. Alessandro Ceci, inventore di Bike Porn Garage, ha trasformato il feticismo per l’oggetto bici in una forma d’arte.

Chiariamo subito. Qui non parliamo di , ma di qualcosa di molto diverso e straordinariamente atipico. Ci spieghi esattamente cosa fai?

Faccio quello che mi piace, senza preoccuparmi tanto della “classificazione” del mio lavoro. A volte anche il “bike designer“, nel senso che ho curato la grafica di alcuni telai per un piccolo marchio romano, ma solitamente interpreto l’oggetto bici secondo quello che mi ispira la bicicletta che ho davanti, tenendo conto delle mie emozioni del momento e anche dell’utilizzo a cui sarà poi destinata. Quindi a volte ricopro le bici con foto, altre volte gli regalo una seconda vita di qualità, altre volte ancora le restauro per conservarle al meglio.

Da graphic designer e art director hai maturato una passione per l’oggetto bicicletta ma, mi sembra di capire, il grande lavoro di personalizzazione estetica di cui ti occupi mira a realizzare oggetti unici, esclusivi, con un approccio da feticista e collezionista. Giusto? Come lavori sui prodotti?

Giusto, amo la bicicletta perché la sua semplicità ed essenzialità non concede molto spazio all’estetica, tutto ciò che la compone ha una funzione precisa e nulla è superfluo. Quindi non ci sono grandi superfici a disposizione e si lavora sul dettaglio. Tutti questi “limiti” portano per forza a un approccio feticista con l’oggetto perché anche il può piccolo bullone ha un’importanza estetica e quindi un grande valore, è la cura del dettaglio e la sua qualità tecnica a fare la differenza. Ogni bici che faccio, che sia un’interpretazione o un restauro, si basa su questo principio di armonia estetica e tecnica tra ogni singolo componente, anche il più piccolo. Per quanto riguarda invece che tipo di lavoro faccio sulle bici, alcuni telai sono realizzati con il collage seguendo un tema: horror, porno, o altro; sono quelle che amo di più perché l’emozione che provo nell’usare come mezzo di trasporto il frutto del mio lavoro artistico è assolutamente incredibile. Altre sono costruite con l’obiettivo di ridare valore a un oggetto che ha perso il suo originale, si pensi ad una vecchia bici da corsa che dal punto di vista sportivo non vale più nulla ma che invece può avere ancora un grandissimo valore in un ambito diverso. Altre bici sono semplicemente dei restauri conservativi perché sono già in partenza oggetti artigianali talmente perfetti e affascinanti che un qualsiasi intervento attuale ne rovinerebbe l’essenza.

BPG, Prof Bad Trip
BPG, ZombiBike
BPG, ZombiBike

Il tuo sito racconta esperienze di product graphic design particolarmente ricercati. Ho notato biciclette di diverse annate e produzioni. C’è, in sostanza una velleità di riciclare e impreziosire prodotti di eccellenza?

Per lavoro faccio il graphic design, sono specializzato in brand design e brand identity, fare un marchio significa riuscire a sintetizzare dei valori in pochi segni dandogli unicità e riconoscibilità. Per fare questo bisogna prima studiare il mercato in cui si andrà a inserire il nuovo brand, poi interpretare il “carattere” dell’azienda, poi studiare un segno, il “suo segno”, in modo che non stoni con il settore ma che si distingua per unicità, stile e forza espressiva. Lo stesso approccio lo trasferisco sulle bici: grande ricerca e grande cura nella realizzazione finale con l’obiettivo di creare qualcosa con una sua personalità, che si distingua per unicità, stile e forza espressiva. Avendo un approccio così, non posso che partire da qualcosa che già di suo ha un grande valore tecnico, cercando di aggiungere del valore in più con il mio lavoro. Per quanto riguarda il “riciclare” non è l’obiettivo principale, la mia prima preoccupazione è fare un qualcosa che duri nel tempo, che non sia usa e getta, per questo utilizzo di base vecchie bici che sono state costruite con lo stesso obiettivo: durare negli anni.

BPG, Prestige

Una domanda che può sembrarti banale. Si va sempre più verso la personalizzazione dei gusti e delle personalità degli utenti/ consumatori. È pensabile e avrebbe senso secondo te applicare una strategia di alto artigianato, un intervento artistico di questo livello su scala commerciale destinata al grande pubblico? È possibile?

Una premessa: la bici di alto livello è sempre “su misura”, stiamo parlando di prodotti artigianali costruiti su misura e gusto del committente e che proprio per la loro “simbiosi” con il proprietario non potranno mai essere destinate alla “massa”. Non ci dimentichiamo che la bici è un prolungamento meccanico del corpo umano, non ha nulla a che vedere con le moto o le automobili, è una sorta di “protesi” che deve adattarsi perfettamente al tuo corpo perché tu ne sei il “motore”. Quindi avere un prodotto unico perfetto “per tutti” è come pretendere una vestibilità impeccabile da un abito industriale. Pensa che alcuni grandi artigiani telaisti hanno liste di attesa anche di 7 anni, e la gente aspetta.
Se parliamo invece di estetica e sua replicabilità ho già sperimentato la tecnica del moderno
“wrapping”, l’ho fatto per curiosità ma anche, non lo nascondo, pensando alla possibilità di una piccola serie. Ma solo di piccola serie si può trattare e con tempi di attesa comunque non da massa (abituata ad avere tutto subito con la logica “vedo, voglio, compro e me lo portano a casa tra 24 ore”) perché c’è bisogno necessariamente di una “personalizzazione” dei teli da applicare sul telaio perché ogni telaio è diverso dall’altro per forme (una bici da corsa è diversa da una mtb) e per dimensioni (per il discorso fatto sopra). Devo dire che comunque il vecchio “collage” rispetto al nuovo “wrapping” mi soddisfa molto di più, c’è un costante contatto fisico con il telaio durante tutta la lavorazione della bici ed entro molto più in sintonia con l’oggetto, tutto questo nel risultato finale questo si sente.
Poi onestamente non mi interessa fare bici per tutti, anzi per il momento le faccio per me e
per pochi amici che ne sanno riconoscere il valore finale in termini di tempo dedicato e di qualità dei componenti.

Quali sono gli obiettivi del tuo progetto, come evolverà?

Come ho già detto sopra il mio lavoro è un altro, finché mi emozionerà fare bici lo farò senza pensare a risultati economici… quindi come si evolverà non lo so, non c’è pianificazione dietro ma solo ricerca di emozioni.

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