Nick Difino, food performer con un curriculum tra l’esperto di marketing e l’artista. Istruzioni per usare il food come contenuto di spettacolo.

a cura di Davide Pellegrini

. Io ti conosco come food performer, con uno di quei curriculum tra l’esperto di marketing e l’artista che lascia davvero a bocca aperta. Partiamo da questa cosa dell’usare il food come contenuto di spettacolo. Dopo una fase da giramondo sulle navi da crociera (c’è chi partendo così è diventato Presidente del Consiglio), decidi di dedicarti alla food experience. Ci parli di come ti sei inventato il format con Roy Paci e di cosa si tratta?

Foodloop Performance, Nick Difino e Roy Paci

Roy è stato ospite della mia seconda serata di food, spinto da Donpasta che è stato il primo in assoluto. Il format nasce da alcune considerazioni fatte intorno all’idea di divulgazioni di informazioni. Si cominciava a parlare di “infotainment” dunque io decisi di fare “eat-ertainment”, un metodo per far passare informazioni con la formula del gioco e del divertimento.
Con Roy si parlava tanto di
“gastrofonia” e cioè del legame tra cibo e musica, tra micro vibrazioni sonore e energetiche. Ci siamo spinti oltre la scienza e la metafisica e abbiamo insonorizzato ricette e reso un corpo alle parole. Insomma abbiamo giocato a fare gli artisti. In cucina.

Come entertainer sei molto bravo. Ho visto spesso tue trasmissioni e devo dire che catturano l’attenzione piacevolmente. Su Sky insieme a Simone Salvini hai condotto Vegetale, show dedicato alla cucina vegetariana biologica. Ci racconti questa esperienza? 

Conoscevo già Simone Salvini da qualche tempo, avevamo condotto sessioni di hackathons insieme e avevamo ragionato sul concetto della cucina Vegetale, più che vegetariana o vegana. Ci piaceva l’idea di una nuova definizione neutra e senza accezioni pregiudizievoli legate alle modalità.
Quando Alce Nero strinse l’accordo con Gambero Rosso, la direzione pensò bene che il programma dovesse essere condotto da entrambi e
poiché io ho lo spirito di un bambino e chiedo sempre “perché”, fu un ottimo modo per far parlare Simone che è un gran sapientone.

Mi sembra che, al di là dei format tra performing e scrittura, tra Tv e altro, i tuoi lavori indichino un coinvolgimento più “ politico” sul tema della sana alimentazione.  Sbaglio?  

Non sbagli. Sono fondatore del Fooding Social Club e Ambassador del Future Food Institute con una serie di azioni più mirate per generare consapevolezza sui prodotti e sulla cultura .
Sai, la politica la facciamo un po’ tutti anche in maniera involontaria. 
Se io scelgo di consumare un pomodoro anziché un altro ho spostato attenzioni e economie, ho fatto politica.
Lo scaffale del supermercato è un’urna dove si consuma una continua votazione per l’uno o per l’altro.
Le nostre scelte sono importanti.


Una delle cose che mi interessa molto è aver unito i temi della sostenibilità, della produzione biologica al format dell’hackaton. Come ti è venuta l’idea?

Ci fu richiesto di analizzare la percezione del cibo biologico e ci fu chiesto di trovare una exit strategy dal pregiudizio. E ci fummo felici di applicarci nella scoperta di queste connessioni.

Ci racconti questo bellissimo lavoro, il documentario Alla Salute?

TRAILER ALLA SALUTE BIOGRAFILM_ from OFFICINEMA DOC on Vimeo.

E’ il mio videodiario di quando mi sono ammalato di cancro nel 2015. Ogni giorno mi sono ripreso e mi sono raccontato: il bene, il male, la disperazione, la paura, la gioia.
Ho raccontato cos’è un corpo malato, cos’è la malattia e la guarigione. Il tutto attraverso lo strumento del cibo come pozione salvifica del corpo e dello spirito. Specie dello spirito.
Abbiamo evitato il declivio dell’autoreferenzialità e abbiamo puntato sulla condizione umana filtrate attraverso le relazioni sociali, le origini e tradizioni nelle quali il cibo, strettamente correlato con il corpo, restituisce la catarsi, prolungando la sensazione condivisa di poter usufruire di momenti di serenità anche all’interno del più profondo dei drammi.
Siamo stati pluripremiati al Biografilm di Bologna ricevendo il premio della critica ma anche quello del pubblico, poi abbiamo preso anche il primo premio al Human Rights Film Fest di Orvieto. Insomma, è abbastanza gratificante per un docufilm che viaggia sempre su una linea sottile tra un atto di paura e una sfida al coraggio, tra una scongiura e puri atti di follia. 
E’ un film che abbatte i tabù e che si rivela conduttore di un senso di fortuna e di grazia.
Alla Salute è un docufilm piangere e ridere ed è altamente formativo. Specie per me.

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