Intervista a Andrea Mainetti, founder e CEO di Photosì, realtà di grande innovazione nel mercato delle stampe fotografiche di nuova generazione, con una rete di affiliati che conta 5000 punti vendita.

Non è facile portare innovazione in un settore come quello dei servizi di stampa fotografici. Prima di tutto c’è la concorrenza dei social network; poi verrebbe da pensare che, di fronte al digitale, la stampa stia perdendo terreno. Qual è la formula di Photosì e perché in realtà la stampa sta tornando con forza sul mercato?

Le persone scattano fino a 2500 fotografie all’anno, la nostra timeline di immagini cresce ma queste immagini non diventano dei ricordi. Per farlo devono diventare stampe, in quel momento diventano i momenti da ricordare, celebrare, rivivere. Inoltre la stampa non è più solo ricordare e celebrare; oggi è anche regalare, raccontare, comunicare se stessi.

Cosi sono nati i fotolibri, i fotocalendari, i fotoquadri, le cover smartphone e tanti altri prodotti. Abbiamo lavorato sui diversi target e sul il valore intrinseco di un prodotto stampato per allargare il mercato e così facendo lo abbiamo raddoppiato.

Studiando il sito di Photosì mi sono reso conto della vasta gamma di servizi che proponete. Mi sembra che l’intuizione sia nell’assecondare i comportamenti più attuali dei consumatori, unita a un uso davvero innovativo della piattaforma. Ci può spiegare il ruolo della tecnologia nei vostri servizi.

Le immagini sono file, per trasformarli in prodotti la tecnologia è l’unico mezzo possibile. Fare questo mestiere è fare tecnologia e la tecnologia deve essere piacevole da usare, divertente, facile…

Ci troviamo in un momento di grande cambiamento. Penso alla grande trasformazione portata da giganti come Amazon che hanno imposto in tutto il mondo la centralità dei servizi di delivery. Anche Photosì punta su questo aspetto?

Photosi, prima di chiunque alto ha creduto nel servizio Pick up, e nel farlo ha sviluppato una rete di punti vendita per il ritiro dei prodotti senza uguali in italia.

Sono più di 5000 oggi i negozi dove si possono ritirare i prodotti Photosi una volta creati sul web o via App, ma non solo: la formula vincente è stata “paghi solo al ritiro” una volta che hai il prodotto in mano. Photosi ha scelto di fidarsi dei suoi clienti, e il mercato l’ha ripagata.

Studiando il vostro business model appare evidente l’impiego del design. Questo vuol dire fare ricorso a grafici, art director, product designer, digital designer. Come funziona la vostra filiera e quali sono le risorse su cui puntate di più?

La nostra è un azienda completa, a tutto tondo. I prodotti vengono ideati, sviluppiamo la tecnologia per ordinarli, li lanciamo sul mercato, li produciamo e li consegniamo. Gestiamo tutto perché vogliamo essere certi dell’esperienza che fa il cliente, dall’inizio alla fine. Per farlo abbiamo dovuto attirare le competenze che fossero in grado di gestire tutti i processi.Siamo una vera e propria media company, un’azienda IT, una manifattura, una logistica ed oggi, con la multicanalità, siamo anche Retail

In tutto questo, come lavora Photosì sulla customer experience e che in che modo viene coinvolto l’utente. Fate ricorso a strategie di engagement come eventi, workshop o, magari, social media?

Focus group, eventi, questionari, customer interno; l’ascolto è una vocazione necessaria per chi vuole creare un mercato che ancora non esiste.

E’ parte di noi.

Sembra che Photosi rappresenti concretamente una delle prime realtà ad applicare realmente le nuove strategie omnichannel. Come è possibile integrare il fisico con il digitale? 

Il cliente è uno, i sensi sono 5. La multicanalità è la normalità, non l’eccezione. Sono le difficoltà ad applicarla che la rendono poco comune ma il futuro è solo di chi saprà applicarla.