L’importanza di celebrare il raggiungimento di un obiettivo

Quanto conta la motivazione nel buon esito delle azioni che compiamo?

Decisamente tantissimo. Dai più semplici gesti quotidiani, alle più ambiziose scelte che decidiamo di effettuare, ciò che determina la riuscita dei nostri progetti è il grado di entusiasmo, determinazione e costanza che mettiamo nel realizzarli.

L’uomo però, per sua stessa natura, oltre che un singolo individuo è anche un animale sociale e, nella scala dei bisogni primari che lo contraddistinguono (Piramide di Maslow) troviamo tra gli altri anche l’esigenza di stima e di riconoscimento sociale, ingredienti fondamentali per raggiungere la propria autorealizzazione.

Stabiliti quindi questi due step imprescindibili, domandiamoci ora come fare a superarli. L’autostima, generatrice a sua volta di motivazione a lungo termine, è una conquista che si ottiene gradualmente, a fronte della consapevolezza delle proprie risorse e delle abilità a tradurle in risultati concreti. Ma non basta: ciò che può rafforzare in noi questa consapevolezza è senza dubbio anche il riscontro esterno del successo ottenuto e del raggiungimento del traguardo prefissato.

Il riconoscimento sociale dei nostri pari è la prova inconfutabile che non ci stiamo semplicemente illudendo di aver espresso il meglio di noi, ma che siamo riusciti a trasformare un’ipotesi in realtà. Esiste un particolare settore della Pedagogia degli Adulti, denominato “Andragogia”, che si occupa proprio di studiare i meccanismi in base ai quali le persone adulte possono “imparare ad imparare”: un requisito perché ciò avvenga è stato individuato nell’essere convinti e motivati dell’importanza e dell’utilità concreta di ciò che si sta facendo.

Porsi quindi un obiettivo a medio – e, ancor più, a lungo – termine, verificarlo e raggiungerlo, è un processo di crescita personale talmente importante che non solo è lecito, ma persino doveroso celebrare, condividendone soddisfazione e meriti anche con eventuali co-attori del successo.

La celebrazione non è un atto di narcisismo o vanità, ma la soddisfazione di un naturale bisogno di conferma, la verifica del nostro personale “potere è volere”. Come già detto, autostima e motivazione vanno a braccetto e la differenza tra una mentalità fissa e una mentalità di crescita (come le definisce Carol Dweck, psicologa dell’Università di Stanford) risiede proprio nella capacità di concentrarci sul miglioramento di noi stessi, sulla crescita personale, sulla resilienza, sull’abilità nell’inquadrare correttamente il proprio Io Reale (come siamo), immaginando in modo adeguato e realistico il proprio Io Ideale (come vorremmo diventare).

Nulla quindi è meglio del centrare un obiettivo per ridurre le distanze tra “Sé presente” e “Sé possibile”, per imparare a conoscersi a fondo e per volare verso obiettivi ancor più ambiziosi. E vorreste non celebrare?

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Da più di vent’anni libero professionista e consulente aziendale, ha messo a punto il metodo della Formazione Emotivo-Relazionale, volta allo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva.
Ha pubblicato: “Il cannibalismo dei ruoli. Riflessioni di un Formatore Emotivo-Relazionale” (2016) “La strategia dell’extraterrestre. Capire se stessi e i propri problemi con la formazione 
emotivo-relazionale” (2017); Come coautrice: “L’Italia dei piccoli borghi. Strategie di promozione e comunicazione” (2017) ; “Un’emozione per tutti” Guida Turistica Emozionale redatta dai ragazzi di Premilcuore 
(2016) ; “Emozioni e cultura”, in :Marketing emozionale”, F. Gallucci (2011).