Le parole del cambiamento

Dal punto di vista umano e sociale non si può non comunicare: quotidianamente siamo immersi in quest’attività per scambiarci informazioni, emozionare, esortare a compiere un’azione, esprimere il proprio io.

Questo scambio relazionale è reso possibile grazie alle parole, che corrispondono a oggetti concreti e astratti volti a descrivere la realtà circostante. 

Linguaggio e realtà: Il potere delle parole

Esiste un legame indivisibile tra linguaggio e realtà, ma è il linguaggio ad influenzare la realtà o viceversa?

Vi è tra le due entità un’influenza reciproca: da una parte la lingua riflette i cambiamenti dell’ambiente circostante, si pensi alla creazione dei neologismi per esprimere nuovi concetti; dall’altra il linguaggio influenza il nostro modo di percepire ciò che ci circonda, facendo emergere, tramite una parola o una determinata espressione,  particolari aspetti che altrimenti sarebbero rimasti nell’ombra. Lo scrittore Stanislaw Jerzy Lec afferma: “Ci sono pensieri che appartengono ad una sola lingua” per indicare che la nostra visione del mondo è profondamente condizionata dalla lingua che usiamo per esprimerci. Non solo, il linguaggio è in grado di “modellare” i nostri pensieri, le convinzioni e gli atteggiamenti. 

Sull’effetto influente della parola sull’animo umano, del suo potere quasi “magico”, ne parlavano già i Sofisti ai tempi dell’antica Grecia, ma anche psicoanalisti come Freud e Lacan. Cito un passo molto bello del sofista Gorgia che esprime al meglio quanto appena affermato: 

La parola è una gran dominatrice che, anche col più piccolo e invisibile corpo, cose profondamente divine sa compiere. Essa ha la virtù di stroncare la paura, di rimuovere la sofferenza, di infondere gioia e d’intensificare la commozione”

Dal momento che una frase pronunciata in un determinato modo, in una precisa circostanza è in grado di determinare cambiamenti nell’ascoltatore, spingere all’azione o suscitargli emozioni, bisogna prestare molta attenzione alle parole che si sceglie di utilizzare nel rivolgersi agli altri, perchè se usate con troppa leggerezza e senza cognizione di causa, possono provocare conseguenze spiacevoli. 

Questo è un po’ quello che è accaduto ultimamente con la diffusione delle informazioni legate al Coronavirus, notizie intrise di connotazioni negative e catastrofiche che hanno contribuito alla diffusione di un allarmismo generale e il conseguente peggioramento di una situazione già di per sé drammatica e delicata. 

Una pandemia di informazioni: l’Infodemia 

L’infodemia è la “Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”*. Il COVID-19 ha stravolto le nostre vite e anche la percezione della realtà. Proprio come il virus, le notizie si sono diffuse a macchia d’olio, generando una sovrabbondanza di informazioni spesso anche contrastanti tra loro. 

La conseguenza di questo “contagio informativo” è stato, spesso e volentieri, quello di deformare la realtà, seminando panico, incertezza e diffidenza, invece di correre ai ripari cercando di infondere fiducia e speranza come avrebbe dovuto.

Per diverse settimane gli italiani sono stati vittime di un bombardamento mediatico senza precedenti, il quale non ha fatto altro che accrescere e rinforzare quel senso di impotenza e di incertezza che albergava in ciascuno di noi. 

Nonostante quei giorni di isolamento domiciliare siano ormai lontani, quella sensazione di incertezza e smarrimento verso il futuro, aleggia ancora nell’atmosfera, impedendo di guardare avanti con positività ed entusiasmo. 

Generare il cambiamento: le parole giuste

Dopo mesi di stallo in cui l’economia, il lavoro e la vita in generale hanno subito una battuta d’arresto urge, quanto prima, imboccare la strada giusta per uscire dal tunnel.

Le azioni da intraprendere sono tante ma, prima di tutto, è necessario modificare il modo in cui comunichiamo, scegliendo accuratamente le parole da utilizzare.  

Finora siamo stati esposti a un linguaggio iperbolico che tendeva a mettere in evidenza solo gli ostacoli e le difficoltà della situazione; al contrario bisognerebbe puntare sulle opportunità e i benefici che, anche nelle circostanze più spiacevoli, si possono presentare.

Come orientare la percezione delle persone? Semplice, partendo dall’uso di parole che diano un senso di fiducia nell’ascoltatore, come: Resilienza, Cooperazione, Crescita, Occasione, Possibilità ed evitare espressioni verbali che, al contrario, trasmettano ansia e paura, ad esempio: Paralisi, Crisi, Perdita, ecc ecc. 

Analizziamo il seguente titolo: “Coronavirus, crollano i prezzi degli hotel nel periodo post Covid: città d’arte le più penalizzate”. 

Già a primo impatto, senza neanche entrare nel merito dell’articolo, il titolo infonde nell’ascoltatore una sensazione di paura per il futuro: il termine “crollare” rimanda nel nostro immaginario collettivo ad un senso di distruzione e morte, così come il termine “penalizzare” è collegato a qualcosa di negativo, di avverso.

Analizziamo ora lo stesso concetto espresso con altre parole: “Coronavirus, calano i prezzi degli hotel nel periodo post Covid: quanto costa oggi un weekend nelle città d’arte?”.

L’argomento è il medesimo, con la differenza che, utilizzando il termine “calare” e concentrandosi sull’aspetto vantaggioso della situazione, l’effetto sul lettore è totalmente diverso e molto più positivo.

Comunicare è il fondamento su cui poggiano le relazioni umane e usare una pensata con cura e capace di esprimere positivà, non potrà che rendere le nostre interazioni sociali altrettanto costruttive ed efficaci.

About the Author

Laureata in Comunicazione&DAMS con un Master di Progettazione e Management del Multimedia, si occupa di comunicazione digitale.
Appassionata di arte e cinema.