Le competenze dell’impresa smart

a cura di Mauro Minniti
Parlare di Risorse Umane in ambito Retail è a mio avviso oggi una sfida molto importante ed altresì sfidante. È notizia diffusa da al recente World Economic Forum di Davos da Ambrosetti Club che  il commercio è uno dei settori che subiranno la maggior perdita di posti di lavoro nei prossimi 15 anni, con il 20% degli occupati a rischio perdita del posto, pari a oltre 600 mila lavoratori in questo settore solo in Italia.

In prospettiva ci saranno meno commessi non specializzati e più operatori di e-commerce. Il tema è senza dubbio di grande impatto sia dal punto di vista economico che da quello sociale. Come rispondere all’avanzare della tecnologia e dell’automazione nel commercio?

Una risposta credo vada trovata nella capacità di avere addetti di vendita con sempre più digitali, che riescano a soddisfare le esigenze omnicanale dei clienti.

La tecnologia offre anche la possibilità di aumentare il potenziale di vendita dei retailers, ma è evidente che l’introduzione di tecnologie particolarmente avanzate richieda la presenza di una forza lavoro che sia in grado di utilizzarle in modo adeguato, per riuscire a moltiplicarne il potenziale.

Perché ciò possa realizzarsi  sarà importante  la partecipazione degli addetti alla vendita ad attività di formazione e di aggiornamento permanente (life-long learning) su temi legati alle nuove tecnologie.

La possibilità di accedere a percorsi di formazione mirati rappresenta un’opportunità per chi lavora nel commercio, che in questo modo potrà sia apprendere nuove competenze che aggiornare le conoscenze che possiede, in modo da rimanere competitivo sul mercato. A questo proposito le Aziende devono  fare uno sforzo sia ampliando l’offerta  di corsi di formazione che favorendo la partecipazione dei lavoratori agli stessi.

Pensiamo al potenziale che l’analisi dei dati in ottica predittiva sugli acquisti darà al Responsabile di negozio, che potrà coordinarsi con il Vice responsabile di negozio ed gli Shop assistants nello studiare obiettivi puntuali sui singoli clienti, usando piattaforme sempre più avanzate.

La formazione diventerà un elemento generatore di vantaggio competitivo per le imprese e dovrà essere veicolata coerentemente al modello organizzativo attuato. Ma qual è un valido modello di organizzazione?

Credo che quello a matrice offra un buon livello di organizzazione, dove vi sia una specializzazione per funzione su uno specifico addetto e non sulla totalità del team. A titolo di esempio, un sales assistant sarà portatore delle indicazioni di visual merchandiser che potrà poi trasmettere anche a più team di negozi.

Stessa cosa per la formazione di prodotto, dove vi saranno solo alcuni addetti che riceveranno indicazioni dal responsabile della funzione di sede; sarà poi loro compito diffondere tutte le informazioni al resto della squadra di vendita. In questo modo rendiamo più efficienti i team, con specializzazioni matriciali che aumentano tassi di motivazione e di coinvolgimento.

Altro vantaggio è che le persone possono essere scelte in base alla capacità, idoneità e disponibilità.
Costituisce anche un ottimo “terreno di coltura” per favorire la crescita della leadership e le capacità negoziali dei project leader.

La struttura più efficace è quella che consente di “far accadere le cose” all’interno di una organizzazione, e per farlo deve agire sui comportamenti delle persone, portandoli “a bordo” nel processo di esecuzione e di cambiamento, quando necessario.