Intervista a Max Conze, CEO di Dyson

Intervista a Max Conze, CEO di Dyson

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è una specie di Apple: grandi investimenti in ricerca e sviluppo, prodotti belli da vedere e da usare e soprattutto un rapporto di fidelizzazione con i propri utenti quasi “religioso”. E ovviamente prezzi nettamente al di sopra della media di mercato. Il prodotto più rappresentativo è sicuramente l’aspirapolvere senza fili, reinterpretazione (e stravolgimento) del vecchio concetto di “aspirabriciole”. Potenza da aspirapolvere a filo, compattezza, assenza di sacchetti e autonomia (estesa nel top di gamma V8 a 40 minuti continuativi): sono questi gli elementi che hanno di fatto creato una nuova categoria e scatenato i “cloni” della concorrenza che non sempre è arrivata ad avvicinarsi alle prestazioni Dyson. Ma anche gli scenici ventilatori senza pale, il purificatore-umidificatore d’aria, l’asciugacapelli Supersonic: tutti fiori all’occhiello dell’offerta Dyson, che forse ha mancato di catturare il cuore degli utenti solo sul robot aspirapavimenti, messo a punto per anni e arrivato forse un po’ troppo tardi.

Per il primo anno, dopo molte edizioni, Dyson ha deciso di non esporre all’interno dell’IFA ma non ha mancato di radunare stampa e partner per un evento a Berlino. Nell’occasione abbiamo avuto modo di intervistare , il CEO dell’azienda, classe 1969, tedesco trapiantato in UK.

DDAY.it: Molti italiani sono gelosi di lei: le loro mogli soffrono meno l’assenza del marito rispetto a quella dell’aspirapolvere senza fili Dyson. Qual è il segreto di tanto “fascino”?

Max Conze: “Non siamo ossessionati dalla volontà di risolvere i problemi. Non facciamo come si è sempre fatto, ma lavoriamo sul problema finché non troviamo una soluzione valida, anche se questo può comportare anni di lavoro. Siamo partiti da anni e anni di frustrazioni degli utenti nell’utilizzo degli aspirapolvere e di lì abbiamo incominciato a rimuovere uno a uno tutti i limiti che incontravamo. Il risultato è che abbiamo inventato una nuova categoria: un aspirapolvere che pur non avendo cavo e andando a batteria è molto potente e non perde potenza man mano che il serbatoio si riempie. E siamo certi che chiunque nel mondo usa uno dei nostri aspirapolvere senza filo, non torna indietro alla macchina precedente.

 

DDAY.it: L’Italia è un mercato importante per voi?

Max Conze: “Ero a Milano un paio di mesi fa e ho fatto alcune considerazioni interessanti. In Italia avete sicuramente un clima più mite di quanto non ci sia per esempio in UK. Questo porta voi italiani a tenere più spesso le finestre aperte di quanto non facciamo noi in nord Europa. Ma, soprattutto per chi vive in città come Milano, la finestra aperta corrisponde anche a una quantità di polvere enorme che entra in casa e si deposita dappertutto. Una condizione che spinge ad un uso maggiore di un aspirapolvere, ma anche di un purificatore d’aria come quello che abbiamo inventato.

 

DDAY.it: Dyson spende molti soldi in ricerca e sviluppo e, grazie a questo sforzo realizza prodotti decisamente performanti ma anche belli da vedere. Quanta parte di questi investimenti è finalizzata agli aspetti puramente estetici del prodotto e quanto va in ricerca tecnologica vera e propria?

Max Conze: “Domanda interessante. Noi spendiamo circa mezzo miliardo di euro ogni anno in ricerca e sviluppo. Il punto di partenza è sempre il problema che vogliamo risolvere e il nostro team di 120 ingegneri si mette al lavoro per trovare una soluzione. Ma non abbiamo due team disgiunti, uno di design e uno di ingegnerizzazione. Abbiamo semplicemente ingegneri con la missione di realizzare un prodotto che risolva tutti i problemi, sia che questi siano legati a rendere bello un prodotto che fino a ieri era brutto, sia che si parli più di prestazioni, efficienza, efficacia e così via…

 

DDAY.it: Cioè, gli ingegneri ora sanno fare anche cose belle, non solo cose che funzionano?

Max Conze: “Certamente. Noi formiamo molto il nostro team di progettazione affinché non ragioni solo in termini tecnici ma riesca a cogliere la sensibilità degli utenti e a permeare il problema che stanno cercando di risolvere. Il resto viene da sé.

In foto la dimostrazione che due aspirapolvere senza fili, uno col serbatoio completamente vuoto e l’altro con il serbatoio pieno, hanno la medesima capacità di aspirazione.

DDAY.it: Negli ultimi anni, chi si è approcciato all’acquisto di un aspirapolvere senza filo Dyson non sempre è riuscito a orientarsi bene in un’offerta che, tra modelli base e varianti per la presenza di accessori specifici, è diventata fin troppo ricca. Non ritiene che il cliente vada aiutato di più a scegliere bene?

Max Conze: “Sono d’accordo. Qualche volta abbiamo rischiato di complicare un po’ troppo le cose. Ora abbiamo rivisto la nostra gamma su tre linee (V6, la nuova V7 e il top di gamma V8, ndr) che si differenziano per elementi molto chiari, soprattutto legati all’autonomia. Il cliente va aiutato a scegliere e soprattutto va messo in condizione di provare i prodotti e di sperimentarne il funzionamento. Per questo stiamo lavorando con i nostri partner del retail per creare delle condizioni perché in negozio si possa toccare con mano come funzionano i nostri prodotti e perché risolvono i problemi che tutti hanno sperimentato nella loro vita domestica. Questo è sicuramente vero nel mondo fisico ma io credo che valga anche per il mondo digitale, per l’e-commerce: per esempio, con dei video esplicativi e dimostrativi molto efficaci si può arrivare a far sperimentare all’utente i vantaggi di un prodotto anche senza averlo ancora toccato.

 

DDAY.it: Cosa pensa del modello applicato da Folletto, che vende proprio sulla base della dimostrazione fatta direttamente nella casa dei clienti?

Max Conze: “Noi non siamo particolarmente vicini a un modello di vendita porta a porta: non sarebbe congeniale con il nostro approccio assolutamente globale. Piuttosto siamo portati a cercare sistemi perché l’utente possa provare a casa propria in autonomia il prodotto per poi decidere successivamente se tenerlo o renderlo…

 

DDAY.it: Una bella sfida. D’altronde voi riuscite anche a vendere prodotti, come l’asciugacapelli Supersonic che costa anche dieci volte di più di altri apparecchi venduti per la medesima funzione…

Max Conze: “Non è un problema, a patto che ci sia l’esperienza di utilizzo. In un prodotto come il nostro asciugacapelli c’è tanta tecnologia; l’applicazione della nostra esperienza nei motori digitali; i circuiti elettronici e il controllo intelligente sulle temperature; lo studio sui materiali, e così via. E tantissimi test di funzionamento, fatti senza mai accontentarsi. Il risultato è che una donna riesce a sistemarsi i capelli risparmiando 10 minuti al giorno, tutti i giorni. Questo è il problema che abbiamo risolto: si può spendere meno, ma si resta con il problema. E chi invece si trova il problema risolto, non ritiene più che il nostro prodotto sia caro…

DDAY.it: Che prodotti ci sono nel futuro di Dyson?

Max Conze: “Ahaha, per essere onesto, non ho idea di cosa potrà arrivare. Ovverosia, tornando al punto iniziale, non so quale dei problemi sui quali ci stiamo impegnando riusciremo a risolvere. Non mi chieda di più, le aree sulle quali stiamo lavorando sono ovviamente segrete… Sicuramente le macchine diventeranno più intelligenti e connesse; sicuramente le batterie sono un ambito importante di ricerca e miglioramento futuro.”

 

DDAY.it: Magari, dopo esservi occupati di cura della casa e cura della persona, potreste pensare a qualcosa nell’ambito della cura degli indumenti…

Max Conze: “Eh, chi lo sa? In realtà la maggior parte delle aziende si riconosce in determinate categorie di prodotto: chi si occupa di elettrodomestici, chi si occupa di elettronica di consumo, e così via. Noi non la pensiamo così: la nostra ossessione è risolvere problemi ai nostri clienti. E dove riusciamo a farlo, là ci sarà Dyson.

 

DDAY.it: Per esempio, potreste inventarvi una macchina che stiri da sola…

Max Conze: “Eh, ecco un altro esempio delle tantissime cose nella nostra vita che non vanno ancora come dovrebbero, che sono scomode, noiose o stancanti. La nostra missione è trovare un modo per rendere le cose più semplici e piacevoli.

 

Curated from “Mi chiamo Max e risolvo problemi”: la nostra intervista al | DDay.it

 

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