Il textile design tra studio del prodotto e scelta dei materiali.

a cura di Progettomedue
Vi è mai capitato di acquistare un capo perché siete rimasti colpiti dalla morbidezza del filato? Dalla sua leggerezza o ancora dal comfort che avete provato indossandolo?

Il prodotto che arriva sugli scaffali dei negozi è solo l’ultimo step di un lungo processo affidato non solo alla visione dello stilista o ad una determinata comunicazione, ma anche a tanti professionisti che lavorano dietro le quinte e, soprattutto, a monte della filiera produttiva.

Esperti che permettono la realizzazione di un prodotto con standard ben precisi e che operano in quello che viene chiamato textile design.

Aldilà di chi disegna i pattern o sceglie i filati, parliamo di figure professionali che si occupano di ricercare e sviluppare le materie prime, analizzare i processi produttivi e intercettare le ultime novità.

Assumono nomi diversi: dal material developer, al textile specialist, al responsabile della sicurezza chimica a seconda delle varie sfaccettature legate ai materiali.

E’ sicuramente una figura che, negli ultimi anni, sta assumendo un ruolo chiave all’interno delle aziende poiché il sistema moda si è ritrovato a fare i conti con nuovi vocaboli come sostenibilità, impatto ambientale, fashion technologies. Ne nasce una figura ibrida con un background di perito tecnico alle spalle, ma al tempo stesso, in grado di abbinare il suo know -how con una particolare attenzione alle evoluzioni e alle esigenze del mercato.

Nel caso di collezioni eco-friendly deve perciò conoscere alla perfezione i processi produttivi rispettosi dell’ambiente e lavorare a braccetto col reparto marketing per far sì che questa immagine green del brand sia comunicata correttamente.

Tra le sue mansioni rientrano anche la ricerca delle tendenze di colori e tessuti, test su nuovi materiali e fattori di rischio in campo dermatologico.

Nell’economia del nostro Paese, il design dei tessuti ha alle spalle una lunga tradizione. Distretti industriali come Prato e Como rappresentano un‘eccellenza e un perfetto mix tra artigianalità e industrializzazione dove arte, design e ingegneria si fondono tra loro.

L’innovazione tessile è alla base di tante start up che hanno come obiettivo la progettazione di tessuti più ecologici e performanti, in grado di ridurre il consumo di acqua ed energia, senza l’impiego di sostanze tossiche.

Tra le più interessanti c’è il progetto Orange Fiber della designer Adriana Santocito, vincitrice del premio Global Change Award, che impiega gli scarti della pressatura delle arance per dar vita ad un tessuto arricchito di sostanze nutrienti per la pelle.


Materiale che l’azienda Salvatore Ferragamo ha di recente utilizzato nella sua linea responsable.

O Pagurojeans che, consapevole del fatto che il denim sia tra i materiali più inquinanti, ha prodotto una linea con cotone riciclato che consuma il 60% in meno di acqua e i cui accessori come etichette e tasche sono ricavate da camicie riciclate.

Non solo green.

Smart è l’altro macro aspetto che il textile designer di oggi deve tenere in considerazione. Il giornalista inglese Bradley Quinn, autore di Textile Visionaries, sostiene che il concetto di tessuto così come lo conosciamo subirà un drastico cambiamento avvicinandosi sempre più a quello di wearable technology.

Materiali che cambiano al tatto, fibre intelligenti capaci di immagazzinare il calore del corpo e rilasciarlo col freddo, abiti al grafene o classici broccati che, al posto dei fili dorati ,utilizzano i neon.

Cute circuit è un’azienda pioniera in questo senso. Frutto della collaborazione tra una stilista italiana e un ingegnere inglese ha come obiettivo la creazione di abiti interattivi. Come quello indossato da Katy Perry al Met Gala composto da 3000 microled in grado di cambiare colore e creare sequenze di luci.

O ancora sensori per la misurazione della fatica inserite nella trama del filato che nell’industria sportiva ha già visto le prime applicazioni.

Gli abiti ci calzeranno come una seconda pelle e se ci sentiremo più protetti, più eco-compatibili e più smart il merito va certamente a queste figure professionali che, con impegno e creatività, fanno della ricerca la loro mission quotidiana.

 

 

 

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