Il leader non scappa dalla crisi

è un termine molto usato e altrettanto abusato, che esercita su di noi la fascinazione di molti termini anglosassoni, tanto che spesso lo confondiamo o lo sovrapponiamo con la parola “carisma”, dando vita ad alibi e fraintendimenti molto comuni.

I rari individui dotati di personalità carismatica che popolano il nostro immaginario personale e collettivo spesso sono fonte di ispirazione, ma nel contempo possono essere percepiti come esempi irraggiungibili e scoraggianti: non ho il carisma di Mandela, perciò come posso essere un bravo leader? Quindi, togliamo di mezzo la faccenda del carisma: fortunato chi ce l’ha, ma noi che ne siamo privi abbiamo comunque un enorme potenziale di leadership!

Torniamo al nostro termine: esso deriva da to lead che significa “condurre”, che a sua volta viene dal latino cum-ducere cioè “condurre con”.

Che bella questa ripetizione della preposizione “con”, questa insistenza sulla dimensione sociale della leadership!

Il leader non va da nessuna parte da solo, ma neppure ci manda gli altri al posto suo…

La leadership è la capacità di condurre le persone verso un obiettivo andando con loro.

Forse ora è chiaro perché usiamo il termine inglese, non perché è cool ma perché non abbiamo un vocabolo equivalente in italiano: guida, condottiero, capo o qualsiasi altro vi possa venire in mente non ha precisamente questo significato.

Pensando allo scenario attuale, sicuramente siamo carenti di personaggi carismatici, ma anche a livello di bravi leader la situazione non è certo migliore.

Ma forse c’è una causa, fra le tante che generano questa carenza, che potrebbe avere una soluzione  non dico semplice ma almeno percorribile.

Lo scrittore Simon Sinek lo schematizza in modo efficace. Diamo uno sguardo alla nostra storia professionale e riconosciamo più o meno questa trama: si studia per prepararsi a lavorare, si trova un lavoro, si lavora e lo si fa sempre meglio fino a che si viene promossi e si diventa capi di coloro che fanno il lavoro che facevamo noi prima. Per essere responsabili di risorse pare basti aver fatto prima, e molto bene, quello che i nostri collaboratori fanno adesso.

Ma questo è profondamente sbagliato perché del tutto insufficiente. Diventare responsabili di persone, e non solo di attività e processi, è una faccenda diversa e molto più complessa, ci vogliono capacità senza le quali nel migliore dei casi diventiamo dei bravi manager, ma non certo dei leader.

Non ci vengono insegnate quelle che servono per con-durre chi fa parte del nostro team verso l’obiettivo, piccolo o grande che sia.

Si tralascia una parte di apprendimento fondamentale per la nostra crescita professionale, una parte che da quel momento in poi andiamo cercando con le nostre sole forze, procedendo per tentativi ed errori, mentre allo stesso tempo l’azienda ci chiede ambiziosi risultati operativi.

Tutto questo non ha mai funzionato e in questo momento critico della realtà socioeconomica il difetto di fondo è diventato potentemente visibile nelle sue conseguenze, che si chiamano disorientamento, paura, mancanza di reazione, fuga, burnout  e molte altre ancora.

Insomma, la transizione in atto ha colto molti responsabili di risorse totalmente impreparati.

Il vero leader attraversa una fase critica come quella presente dando un senso alle scelte, curando il benessere della sua squadra, bilanciando l’incertezza contingente con una visione futura fondata su valori veri.

Il leader non scappa dalla crisi, la attraversa portando con sé le sue persone.

La leadership è qualcosa di molto sfaccettato, un contenitore di competenze che in modo sbrigativo definiamo soft ma che non sono per nulla “morbide”: la capacità di ascoltare e di trasmettere sicurezza, la flessibilità per adeguarsi ai cambiamenti, la resistenza nei momenti di incertezza, la creazione di rapporti di fiducia, la condivisione delle informazioni e delle conoscenze, la capacità di fare sintesi nella complessità e di integrare la diversità.

Come un altro grande tema trascurato e lasciato all’autodidattica, cioè la comunicazione interpersonale, anche la leadership dovrebbe essere materia da banchi scolastici, dovrebbe essere insegnata mentre si cresce e diventare patrimonio diffuso, perché ciascuno di noi nel suo cerchio di vita in una certa misura è chiamato ad essere un leader.  E la capacità di svolgere bene questo ruolo determina la qualità non solo dell’attività lavorativa, ma dell’intera esistenza.

E se fosse questo il momento di diventare consapevoli che la leadership si apprende, si allena, si accresce?

Che la leadership, come dice Sinek, non è questione di rango o di posizione ma è una scelta?

Che nessuno di noi nasce leader, ma ciascuno lo può diventare se accetta di tornare ad imparare?

La possibilità di affrontare un percorso di apprendimento su questo tema è aperta a chiunque lo desideri.

Ed è proprio sul tema della leadership che abbiamo definito un corso incisivo, totalmente online, che risponde rapidamente alle esigenze inaspettate che si presentano ai manager in questa nuova fase del business e dell’organizzazione aziendale. Informazioni qui.

 

About the Author

Dopo una lunga esperienza aziendale come HR, lavora come consulente per società e aziende. Trainer e Business Coach, esperta in Retail Management e Change Management, ideatrice di modelli di apprendimento esperienziali e di metodologie di team coaching.