I brand devono dedicarsi ai contenuti

a cura di Davide Pellegrini
Il caso Amazon, Facebook, Google.

Mary Meeker di KCPB ha sviluppato la presentazione dei principali trend di Internet per il 2018. Anche se tutto sembra, tutto sommato prevedibile, vediamo di tracciare un quadro chiaro.Prima di tutto, è un fatto che siamo in piena convergenza del fisico con il digitale, avendo quest’ultimo aumentato la corsa alla smaterializzazione delle transazioni commerciali, grazie anche al continuo rafforzamento di veri e propri ecosistemi che, ormai maturi e al sicuro dalla lotta muscolare con i proprio competitor, si stanno concentrando nella raccolta e analisi di una grandissima quantità di dati.

L’approccio data driven è essenziale nello studio dell’utente e dei suoi comportamenti. Il digital, distante dalle indagini socio-antropologico di interviste e focus group, consente oggi un approfondimento verticale del profilo dei consumatori mediante altri e nuovi strumenti. Questa abilità anzi, questo vantaggiocompetitivo influenza il modello organizzativo delle imprese che, tra misurazione della performance e capacità di restare connessi ai propri utenti, devono puntare su nuove strategie.

Partiamo dal presupposto, quindi, che per ottenere un ritorno importante di immagine e di profitto molte piattaforme, alcune delle quali come ho già scritto sono ormai maturi ecosistemi orientati all’aggregazione di opportunità di business, stiano lavorando con spasmodico impegno sulla .   

Sono a tutti gli effetti di network persuasivi, sensibili all’interazione con una enorme quantità di dati. I cosiddetti pervasive sensor networks come Amazon, Facebook o Google funzionano anche in un altro modo, come enti di garanzia per la certificazione di parti terze.

Si tratta, cioè, di trusted advisors, secondo la definizione di John Hagel,  ovvero agenti intermediari tra gli utenti e i brand in grado di aiutare entrambi a muoversi in un overload informativo e commerciale.

In effetti, a pensarci, i marketplace di queste piattaforme funzionano grazie al costante monitoraggio e aggiornamento dei dati degli utenti, sono in grado di profilare, suggerire, supportare i comportamenti d’acquisto premiando a un tempo i brand e i distributori e agevolando i loro obiettivi di vendita e fidelizzazione del target.

Anche se tutti ormai hanno chiaro il pericolo della eccessiva monopolizzazione del mercato, vista anche la progressiva e incessante crescita delle tecnologie e alle porte dell’intelligenza artificiale e del machine learning (pensate ad esempio a come sta cambiando il mondo del digital adv), cerchiamo di prendere il lato positivo della questione.

La ricerca di un’ottima performance digital oriented, per molti brand, si fa sempre più focalizzando i propri sforzi sull’uso efficace di ricchissime dashboard messe a disposizione dalle piattaforme a supporto del loro business. Gli investimenti sono, cioè, a carico dei network e sono loro a lavorare per semplificare le attività delle aziende.

Non si tratta quindi di acquisire competenze complesse, piuttosto di farsi guidare all’uso sapiente delle funzioni e degli strumenti che i programmi di affiliazione, di commercializzazione di prodotti e servizi e di analisi dati offrono.

I brand, quindi, si potranno concentrare su content design ed experience design per rendere più accattivanti le loro proposte, cercando a un tempo di combinare nel modo migliore e più redditizio le tante soluzioni presentate periodicamente da Google, Amazon, e Facebook.