Gig economy come competenza

Il fenomeno del food delivery è una realtà sempre più forte nelle grandi città italiane,  generando un valore di 2 miliardi di euro.

Fino a poco fa questo mercato riguardava prevalentemente l’ordine di pizze, soprattutto durante il weekend. Oggi, invece, la consegna a domicilio di piatti pronti o prodotti alimentari ingloba un’ampia scelta di pietanze e cucine e coinvolge soprattutto la fascia di età tra i 25 e i 34 anni.

Diversi sono i plus: ampia scelta di prodotti, servizio veloce e immediato e pagamento veloce.  Il successo, tuttavia, è strettamente collegato alle nuove abitudini di vita, in modo particolare ai ritmi frenetici e il poco tempo per dedicarsi alla cucina.

Numerosi sono i players di  mercato: Deliveroo, Moovenda, JustEat e molti altri tra cui players nostrani inglobati velocemente in compagnie più grandi e multinazionali.

Foodora è un esempio di grande successo nel mondo delivery: una piattaforma di facile e rapido utilizzo,  sono pochi i passi da effettuare per arrivare all’ordine e pagare, e la puntualità della consegna è garantita. L’assistenza post ordine è di alto livello e il portale consente di monitorare il rider durante il percorso di consegna.

 

Foodora si basa su un modello di ordine e consegna: l’ordinazione si verifica attraverso un’applicazione o web. Il corriere più vicino prende in consegna l’ordine e lo porta a destinazione.

Il caso Foodora ha portato all’attenzione il cambiamento del lavoro nell’era della Sharing Economy.

Il lavoro, soprattutto dopo la crisi, si sta trasformando e si parla sempre più di Gig Economy, l’economia dei lavoretti, ovvero quando una persona svolge un lavoro saltuario, una prestazione su richiesta, per aumentare le proprie entrate. La diffusione dell’uso di app e web, infatti, ha reso possibile l’incontro tra domanda e offerta per definire un nuovo modello di lavoro. In Italia, dall’indagine sul mercato del lavoro, l’Istat conferma che nel 2010 le persone coinvolte nel lavoro occasionale erano 100.000, nel 2016 hanno raggiunto la quota di 1 milione e 800.000.

 

La internet economy influisce sull’occupazione italiana. Secondo un’indagine di Coop, il 27% degli intervistati afferma di svolgere più lavori contemporaneamente e il 41% lo fa tramite app o piattaforme online.

Oggi, ci si interroga sulla regolamentazione dei nuovi rapporti di lavoro, poiché si collocano tra lavoro da freelance e lavoro da dipendente.

D’altro canto, non si può ignorare la crescita della Gig Economy e le politiche dei governi dovranno adeguarsi.