Gestire il team e il proprio business da remoto

Il tema dell’Innovazione è ormai presente da decenni nel mondo del lavoro e sembrava aver mostrato tutte le sue possibili sfaccettature. E’ stato l’arrivo improvviso di una pandemia a spalancare nuove frontiere, o meglio, a farci spalancare gli occhi su un’infinità di aspetti collaterali, finora trascurati, che ci portano ad estendere il concetto stesso di Innovazione da un piano prettamente tecnologico a uno prevalentemente umano. Con la previsione di un nuovo paradigma di gestione del lavoro, lo smart working ha introdotto grandi novità nel mondo delle imprese, che si trovano oggi a dover prendere in considerazione non solo temi legati alla produttività, al profitto, al marketing, bensì anche – e forse soprattutto- strettamente connessi all’aspetto relazionale ed emotivo del proprio team di lavoro.

Secondo l’Osservatorio Smart Working della School of del Politecnico di Milano, il 30% delle imprese lo applica già da tempo e in Italia gli smart workers si stimano essere circa 250.000 ovvero il 7% di impiegati, quadri e dirigenti, dato che con le nuove normative è ovviamente destinato ad ampliarsi, fino forse a rappresentare il nuovo e prevalente assetto di modalità lavorativa. La nuova cultura organizzativa, quindi, non potrà più essere basata sulla centralizzazione e sul controllo orario, ma dovrà introdurre criteri di flessibilità, responsabilità, autonomia, valutazione per obiettivi, comunicazione efficace, tra vertici aziendali e dipendenti, così come tra dipendenti stessi.

Quale <<intelligenza>> per lo smart working?

Il focus dell’attenzione nell’operare un cambiamento così radicale delle modalità lavorative, non va posto esclusivamente su una componente- lo smart worker- bensì in primis su chi deve gestire il cambiamento e di conseguenza si trova ad assumersi la responsabilità del modus operandi altrui. Un’operazione così delicata non può prescindere da tecniche, logiche, razionali legate a doti cognitive di primo ordine, ma non può assolutamente prescindere da quelle competenze sociali ed emozionali di cui parla Goleman quando spiega cos’è l’Intelligenza Emotiva.

Le competenze del nuovo manager

Per poter affrontare il cambiamento organizzativo e gestire con successo un team impegnato nel lavoro da remoto, sarà necessario innanzitutto lavorare su se stessi, secondo quelle che sono le regole di un percorso formativo emotivo-relazionale basato sullo sviluppo della propria Intelligenza Emotiva. Qualche piccola istruzione per l’uso:

1. Prendere piena consapevolezza delle emozioni che si provano nella gestione di un team a distanza. Non dimentichiamo che la novità crea paura e che la paura è un’emozione funzionale a preservarci da qualche pericolo che riteniamo minacciare la nostra incolumità o il nostro benessere. Non gestirla adeguatamente, rischia di farci commettere grossolani errori e di vanificare il raggiungimento degli obiettivi che ci eravamo posti. Possiamo passare dalla reazione paralizzante che ci impedisce di agire, all’azione avventata per fretta di finire, all’aggressività immotivata che ci consente di scaricare lo stress accumulato. Tutti comportamenti disfunzionali rispetto al profilo che il ruolo manageriale comporta. Nel particolare contesto dello smart working, è necessario che chi detiene un ruolo di leadership con mansioni di motivazione e controllo del gruppo di lavoro, proceda interrogandosi su alcuni aspetti fondamentali: quali emozioni mi suscita la gestione del team da remoto? Cosa mi stanno dicendo di me queste emozioni? Come posso usare queste informazioni per raggiungere l’obiettivo prefissato, ovvero benessere e produttività del team?

2. Altro aspetto molto importante su cui lavorare è il concetto di fiducia. Quest’emozione, considerata una delle più importanti nel modulare e organizzare le relazioni sociali umane” (cit. prof. Cristiano Castelfranchi, direttore dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione- CNR), si basa su tre componenti: la predisposizione nei confronti dell’altro, la decisione di affidarsi all’altro e l’accettazione del rischio. Per usare una metafora esemplificativa, pensate all’esercizio di due trapezisti al circo, quando effettuano i salti e le prese. Ora, in ambito lavorativo, quando esiste obiettivamente un elemento di incertezza legato alla non presenza fisica, quando possono essere deficitari gli aspetti empatici scaturenti da vicinanza e presenza quotidiana, quando la possibilità di un monitoraggio in tempo reale del lavoro svolto viene necessariamente meno, riuscire a dare fiducia a qualcuno è un requisito fondamentale. La capacità di concedere fiducia, così come quella di delegare, non solo è la caratteristica di una leadership vincente ed è la dimostrazione di adeguata austostima e fiducia nelle proprie capacità di scelta, ma si trasforma nella chiave di volta per il successo del gruppo in quanto crea la possibilità che il riconoscimento ottenuto ingeneri in chi lo riceve la volontà di raggiungere l’obiettivo condiviso, se non addirittura di impegnarsi maggiormente.

3. A corollario di ciò, va però ricordato che è altrettanto indispensabile saper rimanere all’interno del proprio ruolo, ovvero non disattendere le aspettative di guida e controllo che il gruppo si aspetta dal proprio leader. Qualora infatti la fiducia venisse meno per mancanza di sincerità, competenza o affidabilità, andrebbe evidenziata la sua revoca e palesati con adeguata motivazione i necessari cambiamenti alla struttura lavorativa.

Quindi…Smart Working sì, ma non rinunciamo mai alla vicinanza emotiva!

About the Author

Da più di vent’anni libero professionista e consulente aziendale, ha messo a punto il metodo della Formazione Emotivo-Relazionale, volta allo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva.
Ha pubblicato: “Il cannibalismo dei ruoli. Riflessioni di un Formatore Emotivo-Relazionale” (2016) “La strategia dell’extraterrestre. Capire se stessi e i propri problemi con la formazione 
emotivo-relazionale” (2017); Come coautrice: “L’Italia dei piccoli borghi. Strategie di promozione e comunicazione” (2017) ; “Un’emozione per tutti” Guida Turistica Emozionale redatta dai ragazzi di Premilcuore 
(2016) ; “Emozioni e cultura”, in :Marketing emozionale”, F. Gallucci (2011).