Fashion Retail tra brand, digital e personas

a cura di redazione
Davide Cavalieri

Il Fashion Retail è un settore in costaste trasformazione, soprattutto nell’era della digitalizzazione e dell’omnicanalità. Occorre dunque, rimanere costantemente aggiornati per non essere travolti dalle numerose trasformazioni in corso. 

Nel settore moda l’immagine gioca un ruolo chiave: i brand non soltanto devono vendere un prodotto ma anche un’esperienze esclusiva e personalizzata.

Ogni aspetto della comunicazione e della vendita deve essere curato e integrato in una visione globale, generando valore del marchio e offrendo un’immagine coerente su tutti i canali, sia online che offline.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Davide Cavalieri, General Manager di Cavalieri Retail per avere una visione a 360° del mondo fashion, individuando i prossimi trend del settore e comprendere le leve sulle quali puntare per costruire di successo.

Il mondo del retail è in continua evoluzione. Quali sfide dobbiamo affrontare oggi quando il cliente è messo davanti a continui input e scelte?

Nel panorama attuale sono numerose le sfide che ci attendono: una fra tutte è sicuramente l’integrazione del digitale in ambito esperienziale. Il cliente infatti, si muove costantemente tra fisico e digitale, cogliendo opportunità, identificando nuovi bisogni e desideri.

Ecco perché in questo nuovo scenario le aziende dovrebbero avere una filiera omnichannel funzionante e in grado di governare queste nuove logiche.

Come attirare nuovi clienti in negozio?

Sicuramente attraverso gli eventi che rappresentano un asset fondamentale su cui lavorare. Essi hanno infatti la caratteristica di attirare sempre nuovi visitatori e dunque nuovi possibili clienti.

Questi appuntamenti danno ai brand fashion la possibilità di presentare nuove collezioni, sperimentare e fare contaminazioni con altri settori, come ad esempio il beauty o il food.

Un altro elemento importante è creare suggestioni digitali: entrare in contatto con i consumatori lanciando loro continui stimoli, suggestioni e provocazioni, con l’obiettivo di trasformarli in nuovi clienti.

Quanto è importante creare una shopping experience di valore e quali sono secondo lei i tre fattori imprescindibili?

Certamente l’ambiente gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della Shopping Experience: avere un negozio dinamico, con supporti digitali e specifiche modalità espositive è ormai imprescindibile.

Il secondo fattore chiave è il team: il personale non può più soltanto essere preparato ma deve essere in grado di consigliare e guidare i clienti, creando look e stili personalizzati.

L’ultimo elemento, ma non sicuramente quello meno importante, è saper scegliere bene il proprio target. Non è possibile infatti parlare a tutti, dobbiamo imparare ad identificare le persone che vogliamo raggiungere per costruire su di loro esperienze di acquisto memorabili.



Acquisti online o offline? Quali trend dobbiamo aspettarci?

Sicuramente la realtà aumenta, l’intelligenza artificiale e i Big Data per offrire esperienze nuove e pratiche, aiutando i retailer a sviluppare approcci ad hoc per ogni cliente perché saranno in grado di conoscerli più profondamente, orientando i loro acquisti.



Quanto è importante la formazione del personale in questo ambito?

Oggi la complessità maggiore per chi svolge questo lavoro è riuscire a modellarsi e adattarsi ai numerosi cambiamenti che si susseguono quotidianamente. La formazione del personale e il continuo aggiornamento delle competenze, sono pilastri essenziali per riuscire a gestire questi nuovi scenari ed anticipare i desideri dei clienti.

Il tema sostenibilità, in questo settore, è ormai divento un elemento importante. Secondo lei questo approccio è necessario? Come lo vede?

Ormai il tema della sostenibilità è diventato un elemento importante, capace di orientare le decisioni d’acquisto dei clienti, come la qualità dei prodotti.

Tuttavia sono ancora diversi i brand che si orientano verso materiali “low cost” e sono presenti numerosi consumatori alla continua ricerca di capi d’abbigliamento a basso prezzo, generando così un mercato che si autoalimenta.

Comunque, in Italia, è presente un numero importante di consumatori molto sensibili a questi temi che orientano i loro comportamenti d’acquisto e di conseguenza stimolano le aziende ad essere più attente e più sostenibili.