Essere protagonisti di questo oggi

Adattarsi alla realtà e accettare il cambiamento

Esistono alcuni termini, nel nostro parlare comune, che rischiano ormai di veder sbiadire il loro significato a causa dell’uso improprio e inflazionato che ne viene fatto. E’ il caso della parola resilienza: dieci lettere che descrivono un principio preso a prestito dalla fisica, per esprimere un concetto profondissimo, ma troppo spesso abusato e scelto in modo improprio per descrivere situazioni che poco hanno a che fare con la sua vera essenza.

In ambito psicologico, parliamo correttamente di resilienza quando ci riferiamo a quel particolare tipo di elasticità mentale, che ci consente di reagire positivamente all’urto di eventi e traumi che ci colpiscono, sfruttando l’energia che si sprigiona per motivarci alla reazione e al cambiamento. Anche se non per tutti è così, per molte persone il solo parlare di cambiamento rappresenta un problema e questo può generare, nel soggetto eccessivamente timoroso, un’escalation emotiva che va dalla semplice ansia, al timore, alla paura, al panico per giungere infine alla reazione più disfunzionale che possa esistere, il freezing (congelamento), ovvero la totale incapacità di agire, reagire e motivarsi a fare qualunque cosa. La capacità di accettare ciò che ci accade, o accade nel contesto in cui viviamo, il sapersi adattare alla realtà senza cadere nello sconforto o nel panico, non è un’abilità così scontata e richiede un bel lavoro su noi stessi, per ottenere la sufficiente consapevolezza delle nostre risorse interiori e raggiungere un adeguato livello di autostima. Sono questi, infatti, i due elementi che ci consentono di agire in modo razionale e proficuo per il raggiungimento dei nostri obiettivi.

Ciò che fa la differenza

Il momento che stiamo attraversando, a livello mondiale, è forse uno dei periodi storici più complessi degli ultimi secoli. E non perché ci siano problematiche mai emerse prima nella vita degli uomini (guerre, epidemie, violenza, crisi economiche e crisi politiche sono sempre esistite) o perché non possediamo i mezzi per affrontare e gestire i problemi (tecnologia, scienza, ricerca, innovazione non sono mai state a livelli così alti): l’elemento critico che accomuna l’uomo moderno è la sua incapacità di essere il vero protagonista del suo tempo.

Troppo spesso, rimaniamo ancorati a schemi -mentali ma non solo- che appartenevano a generazioni passate; troppo spesso, stimolati dalle nuove generazioni, ci facciamo proiettare in un futuro che non comprendiamo -perché la razionalità ci impedisce di essere visionari, così come solo i giovani riescono ad essere- e il non comprendere ci fa paura e ci paralizza; troppo spesso, la paura di non sapere “cos’è la cosa giusta da fare” ci porta ad aggrapparci a parametri e status symbol materiali, che ci tranquillizzano e certificano, a noi stessi e agli altri, il nostro valore e il raggiungimento di obiettivi che, solo a posteriori, scopriamo non  essere soddisfacenti, perché in realtà non rappresentano noi, ma l’immagine di noi che vogliamo dare.  Tutto ciò ha una spiegazione logica, che è la tendenza del nostro cervello a ricercare ciò che già conosce. Qualunque elemento di novità, di modifica, di cambiamento ci destabilizza, salvo poi col tempo metabolizzarla e trasformarla in qualcosa che ci appartiene.

Ecco allora che, al famoso concetto di resilienza, dobbiamo aggiungere un altro aggettivo, per renderlo efficace e funzionale al vero cambiamento: costruttiva. La resilienza costruttiva deve produrre in noi non solo la capacità di assorbire il colpo, di qualunque natura esso sia, ma fornirci la progettualità necessaria e sufficiente a costruirci un futuro, partendo dal nostro presente. Una visione oggettiva del presente significa: comprensione di ciò che sta accadendo, superamento dei luoghi comuni e degli stereotipi mentali, sospensione del giudizio e accoglienza della realtà, per com’è e non per come vorremmo fosse, senza omologazioni di pensiero. Capacità di reazione e progettualità sono gli strumenti che possono fare la differenza.

Reagire, accogliendo

Così come, nelle arti marziali, il modo più corretto di incassare un colpo e spiazzare l’avversario è quello di assecondare il colpo che si riceve, accompagnandolo con un movimento accogliente e non oppositivo del corpo, così, nella vita di tutti i giorni, accogliere la realtà dei fatti e accettare che in essa si annidi ineluttabilmente il cambiamento, senza opporsi ad esso, è il modo migliore per vivere il presente in modo responsabile, efficace, performante…da protagonisti veri.

About the Author

Da più di vent’anni libero professionista e consulente aziendale, ha messo a punto il metodo della Formazione Emotivo-Relazionale, volta allo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva.
Ha pubblicato: “Il cannibalismo dei ruoli. Riflessioni di un Formatore Emotivo-Relazionale” (2016) “La strategia dell’extraterrestre. Capire se stessi e i propri problemi con la formazione 
emotivo-relazionale” (2017); Come coautrice: “L’Italia dei piccoli borghi. Strategie di promozione e comunicazione” (2017) ; “Un’emozione per tutti” Guida Turistica Emozionale redatta dai ragazzi di Premilcuore 
(2016) ; “Emozioni e cultura”, in :Marketing emozionale”, F. Gallucci (2011).