a cura di Progettomenodue
E’ un’eccellenza italiana. Se fosse un cibo, sarebbe il pregiato tartufo nero di Norcia ma anche una pasta e fagioli cucinata a fuoco lento, con ingredienti di qualità e un ottimo olio del Frantoio Batta di Perugia. Se fosse un vino, nomen omen, un robusto e longevo Brunello di Montalcino.

Parlare dell’azienda Brunello Cucinelli si può fare, ma solo partendo dal suo fondatore. Spesso definito l’imprenditore filosofo, il Socrate del cashmere, l’Adriano Olivetti del nuovo millennio.

Cucinelli si è specializzato in uno dei materiali più pregiati (per la sua produzione, infatti, viene utilizzata solo una piccola parte posta sotto la gola dell’animale) e col merito di averlo innovato. Negli anni Ottanta, per andare incontro ai gusti del pubblico femminile, l’intuizione di proporlo colorato, passando dai classici beige e grigio a nuances arcobaleno. Oggi nella sua cartella colori sono presenti circa settecento tonalità differenti.

Cucinelli è anche un perfetto esempio di racconto del lato intangibile del settore lusso. Quello absolute, quello che davvero in pochi possono permettersi. Parliamo di un prodotto di base esclusivo, caratterizzato per di più da una forte valenza simbolica. Acquistare un capo Cucinelli non significa solo avere la certezza di un manufatto eccellente ma significa anche entrare a far parte di un progetto più ampio dove valori come la dignità del lavoro e dell’uomo ne sono i cardini.

Solo con queste premesse si può giustificare un prezzo così elevato. Il costo di un maglione varia tra le 700 e le 2000 euro. Ma con esso si acquisisce tutto il valore intrinseco che porta. Si acquisisce la produzione locale (ogni capo è concepito e lavorato nel cuore pulsante dell’azienda, il trecentesco borgo umbro di Solomeo, da lui completamente ristrutturato), l’utilizzo di materie prime di qualità eccelsa, la costante ricerca tecnico-creativa e pure quel venti per cento in più, rispetto ai contratti nazionali, che viene dato in busta paga ai dipendenti. E a chi gli muove critiche sul fatto che i suoi prezzi siano da capogiro Cucinelli risponde, in maniera provocatoria, dicendo che occorrerebbe piuttosto farsi delle domande quando un maglione viene venduto sul mercato a 9,99 euro.

Sembra poi esserci una dicotomia tra le cifre sul cartellino e lo stile delle collezioni: un segmento del genere imporrebbe pezzi barocchi, eccessivi e invece i suoi capi sono un tributo all’informalità, alla sobrietà di linee che li rendono versatili, adatti ad ogni occasione e capaci di soddisfare consumatori molto diversi tra loro. Perché, il lusso, quello vero, è per sempre. Non ha logo, non è ostentato, non è effimero.

Vie prestigiose e luoghi di villeggiatura esclusivi come Porto Cervo o Cortina ospitano i suoi negozi. Il nuovo flagship, inaugurato in via Montenapoleone a Milano lo scorso gennaio, riflette perfettamente i valori del brand: colori caldi, legni chiari, arredi puliti e senza fronzoli e, al centro, la maxi stampa in bianco e nero del borgo di Solomeo per ricordare sempre il legame col territorio, da dove tutto parte.

Il negozio Cucinelli è concepito come un’oasi di tranquillità, lontano dai rumori e dalla frenesia della vita quotidiana, dove il tempo sembra rallentare. Anche i siti di e-commerce e corporate riflettono questo stile: alternanza di testi e immagini curatissime, citazioni filosofiche fino alla dichiarazione d’intenti in home page, La bellezza salverà il mondo. Cucinelli è, infatti, convinto che un ambiente bello stimoli la creatività ed elevi gli spiriti. Arte, cultura, tradizione e valori umanistici sono gli unici mezzi per costruire un futuro più giusto ed equo.

Un prodotto marchiato Cucinelli racchiude tutto questo e dimostra come un Made in Italy puro funzioni e sappia ancora affascinare.

 

 

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