Lego Serious Play è un metodo di facilitazione che aiuta le persone a far emergere talenti e abilità per la ricerca di soluzioni a problemi anche complessi. Giorgio Beltrami spiega il metodo.

a cura di Davide Pellegrini

Lego Serious Play è una metodologia di facilitazione ormai riconosciuta. Utilizzando il modello della costruzione con il celebre mattoncino, questo approccio consente di lavorare sulla crescita di skills e abilità progettuali e collaborative, consentendo a ognuno di trovare soluzioni a problemi anche complessi. Ecco cosa ne pensa Giorgio Beltrami, Lecturer all’Università Bicocca di Milano, Innovation Designer, Facilitatore di LEGO SERIOUS PLAY e autore di un saggio sul metodo.

Giorgio Beltrami

Da tempo ti occupi di formazione nel settore dell’innovazione. Com’è cambiato il modello dell’apprendimento nelle aziende e quali sono gli asset strategici su cui sarebbe meglio investire?

Mi pare sia ormai matura e consolidata la consapevolezza che il processo di apprendimento è tanto più efficace quanto più riesce a rendere i partecipanti parte attiva del processo di apprendimento stesso. In tal senso, quindi, si assiste a una crescita quotidiana di metodologie e strumenti che hanno come obiettivo il pieno ingaggio dei partecipanti. Ciò che non è cambiato è il senso dei modelli formativi: da uno, portatore di know how (il docente) a molti che sono chiamati a fare proprio quel know how. In tal senso la facilitazione inverte la formula: a fronte di una domanda, una domanda potente, sono i molti (i partecipanti) a sviluppare soluzioni e contenuti.



La formazione è sempre più sostituita con la facilitazione. Da uno schema più tradizionale e, se vogliamo, univoco di trasmissione delle conoscenze e di consolidamento delle competenze ad approcci aperti, flessibili, partecipati. In che consiste davvero la facilitazione professionale?

La facilitazione professionale o esperta consiste nella capacità di creare un ambiente “safe” (sicuro) in cui la persona possa fornire il suo personale e originale contributo nella ricerca di una soluzione condivisa. In tal senso è cruciale il ruolo del facilitatore come colui che porta le regole, governa il processo e crea le condizioni per un confronto orientato alla ricerca di soluzioni, evitando derive come la personalizzazione del confronto o della discussione.



Sei ormai un riconosciuto esperto della metodologia Lego Serious Play. Perché è utile e come riesce questo strumento a favorire approcci di team building?

Il metodo LEGO SERIOUS PLAY in realtà non è un metodo di team building, ma di risoluzione di problemi. Il focus non è quindi sulle dinamiche che caratterizzano la vita di un team, ma sulla ricerca di soluzioni attraverso il team e le risorse presenti nel team. Ovviamente, tra le soluzioni che si possono cercare vi sono anche quelle per rendere un team più efficace, veloce, concreto e performante. Ed è nello stesso processo di esplorazione di soluzioni condivise che il team si edifica, cresce e si consolida diventando il miglior team possibile. Potremmo dire, quindi, che si fa squadra lavorando a una soluzione: un piacevole “effetto collaterale”.



Rispetto al nostro tema, il team building appunto, e vista anche la vastità di campi a cui è possibile applicarlo, come è cambiata negli anni la cosiddetta formazione ludico-esperienziale?

Forse è maturata la consapevolezza che un’attività di team building che non sia intenzionale o capace di generare soluzioni concrete può risultare sterile o una bella giornata diversa dalla routine. È pur vero che si assiste a una sorta di paradosso. Da un lato, le organizzazioni sempre più selettive e alla ricerca di proposte di qualità: una ricerca che non può che fare bene alla crescita qualitativa delle proposte stesse che non possono essere approssimative o improvvisate. Dall’altro lato, la selettività di cui si diceva non ha impedito la crescita esponenziale di metodi e strumenti che, pur garantendo la copertura di qualsiasi esigenza organizzativa, rischiano però di aumentare la complessità e la confusione del processo di selection. Una ricchezza e una confusione che possono indurre a scelte più dettate dalla moda del momento che dall’effettivo bisogno organizzativo. Insomma, bisognerebbe trovare il giusto compromesso tra necessità di qualità e selettività e ricerca di metodo e strumenti innovativi, creativi e capaci di portare una ventata di novità.



Ci parli del tuo saggio su Lego Serious Play?

Edito da Franco Angeli nel 2017, LEGO SERIOUS PLAY: pensare con le mani è nato dalla necessità di far conoscere il metodo LSP attraverso punti di vista originali che, proponendo un’ampia casistica, offrano al lettore la possibilità di cogliere tutte le potenzialità del metodo e poter rispondere alla seguente domanda: “questo metodo potrebbe fare per me, per il mio team o la mia organizzazione?”. Tra i tanti spunti presenti nel libro, mi piace ricordare in particolare il capito dedicato alle mani come “organo dell’intelligenza”, una definizione presa da Maria Montessori, le cui considerazioni sull’uso delle mani, dell’immaginazione e della creatività a favore del processo di apprendimento rivestono un ruolo centrale per la piena comprensione del metodo LSP.

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