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Viviamo in un mondo in cui tutto (o quasi) è servizio e, per forza di cose, anche il fornitore (partner) diventa parte integrante di questa catena di valore che ha un preciso obiettivo: offrire il servizio migliore, al prezzo più giusto.

a cura di Redazione

Fonte Sole24Ore, Francesca Contardi, 17 maggio 2019

Da parecchi anni, ormai, si parla di customer experience: lunghe schiere di consulenti si spendono su questo concetto e milioni di euro sono stati investiti dalle aziende per fare in modo che il cliente sia coccolato come un bambino in fasce, si senta ascoltato come dallo psicologo e soprattutto parli bene del brand. La sfida di tutti è riuscire a catturare il cliente e a non farlo andare via per più tempo possibile.

Ma c’è una categoria che, in questo processo, quasi nessuno considera: i fornitori. Tutti, in un modo o nell’altro, siamo fornitori di qualcuno e clienti di qualcun altro. Sempre. Il trattamento che diamo o riceviamo, però, cambia a seconda del ruolo. Da cliente ci aspettiamo il miglior trattamento possibile, se veniamo trattati male tendiamo a vendicarci e a non comprare più da quella azienda. Siamo, solitamente, poco fedeli a un brand. Se troviamo qualcuno che offre un servizio similare, magari a un prezzo più vantaggioso, cambiamo senza farci troppi problemi.

Quando ci trasformiamo in fornitori, invece, ci sentiamo vessati, soprattutto oggi che il mercato ha difficoltà oggettive, ci sono meno soldi e le aziende devono far quadrare i conti. E i primi che ne pagano le conseguenze sono proprio i fornitori, ancora di più quando si parla di servizi. Perché i servizi sono difficilmente quantificabili in termini di ritorno economico immediato. Il problema, però, sta proprio in questo cortocircuito che viene a crearsi. Io ritengo che sia fondamentale trasformare i fornitori in partner, condividere le strategie di crescita ma anche (e soprattutto) le difficoltà. Un rapporto basato sulla trasparenza è un vantaggio competitivo importante, che nessuna azienda può permettersi di ignorare. Certo, c’è bisogno di fiducia reciproca: il fornitore (partner) deve fidarsi del suo cliente, iniziando a sentirsi un elemento importante e non qualcuno a cui strappare il prezzo più basso.

Viviamo in un mondo in cui tutto (o quasi) è servizio e, per forza di cose, anche il fornitore (partner) diventa parte integrante di questa catena di valore che ha un preciso obiettivo: offrire il servizio migliore, al prezzo più giusto.

Tra previsioni di trasformazione del settore e necessità di risolvere alcune criticità messe in risalto dal mercato, il pharma si prepara a entrare in una nuova era. Alcuni punti salienti.

a cura di redazione

Cliccando su questo link sarà possibile scaricare l’ultimo report Eleman Trust Barometer Healthcare 2019 che conferma di fatto le tendenze messe in evidenza dall’articolo, con la sintesi dei punti salienti del settore farmaceutico monitorati nel 2018.

La trasparenza

Il Barometro Fiduciario Edelman del 2018 ha descritto il calo di fiducia dei consumatori nell’industria farmaceutica, con un minimo del 38% che ha indicato il settore come il meno affidabile delle 15 industrie monitorate da Edelman. Pazienti, clienti, gli stessi politici hanno una visione critica sull’industria e chiedono regole di trasparenza, sia per quanto concerne l’effettiva provenienza dei farmaci e la loro composizione sia rispetto a una corretta informazione sulle modalità di sperimentazione clinica. I produttori di farmaci, impegnati anche in attività di ricerca e sviluppo, devono trattare la trasparenza in ogni fase del processo clinico. Sono previste penalità e sanzioni per chi non rispetta le regole sul trattamento dei dati e sulla produzione di report.

C’è da considerare in effetti, grazie anche a questa nuova era di digital media, che tutta l’industria si sta via via spostando verso una maggiore esposizione per tutte le parti interessate, qualcosa che cambierà radicalmente il modo stesso di organizzare la pharma retail industry.

La personalizzazione dei trattamenti

Il 2018 è stato un anno importante nella medicina personalizzata, che rappresenta una dinamica di cambiamento nel modo in cui i farmaci vengono gestiti. Guardando al 2019, è evidente che siamo solo all’inizio del potenziale della medicina personalizzata. I pochi trattamenti approvati sul mercato, come nel caso dei CAR-T per il settore oncologico, dimostrano le difficoltà di commercializzazione, anche a causa degli elevati costi per il paziente e per gli assicuratori.

Nonostante ciò, i trattamenti  CAR-T e altri strumenti personalizzati e di precisione rimangono un’evoluzione promettente per l’industria del farmaco. È necessario lavorare per rendere sostenibile queste pratiche e fare in modo che possano rappresentare un mercato conveniente.

L’innovazione e la R&S

Con l’avvento di medicinali personalizzati e di precisione,  l’innovazione terapeutica nel settore farmaceutico è entrata in una specie di rinascita. Ma, anche con terapie rivoluzionarie nello sviluppo di farmaci, l’attività di ricerca e sviluppo sta entrando in gravi difficoltà. Negli ultimi 20 anni, studi hanno mostrato un allarmante calo dei rendimenti degli investimenti in R&S in tutto il settore, al punto che gli analisti prevedono un ROI dello 0% nel giro di pochi anni. Non c’è per ora una strategia per risolvere questo problema. Ai leader di settore si chiede perciò di essere ancora più meticolosi nella valutazione delle attuali pratiche e metodologie. Sfruttare le nuove tecnologie certamente può essere una via, ma la crisi richiederà approccio più complesso, con processi di cambiamento a medio-lungo termine e nuovi standard organizzativi.

Il rispetto dei dati

L’integrità dei dati non è nulla di nuovo nel settore farmaceutico. Certo, negli ultimi anni è cresciuta l’enfasi da parte del FDA e altre normative che controllano il rispetto dei dati. Il compito, per quel che concerne i dati,  è aggravato da due tendenze chiave: 

1) il settore farmaceutico sta sempre più abbracciando funzionalità digitali e raccogliendo e memorizzando dati per via di più touchpoints;

2) il passaggio alla medicina personalizzata ha bisogno di raccogliere un numero sempre maggiore di informazioni, vista anche la delicatezza e l’importanza di alcuni trattamenti medici. 

Gli strumenti del digitale possono aiutare le organizzazioni a gestire meglio i dati assieme a una cultura della qualità e dell’analisi di feedback in un’ottica di customer experience.

Il dibattito sui prezzi

In un settore già critico, i legislatori e i pazienti/utenti analizzano i costi dei trattamenti e cercano di fare luce su un modello di medicina personalizzata strettamente connesso al controllo del prezzo dei farmaci. Mentre il 2018 ha visto molti produttori evitare gli aumenti dei prezzi, per il prossimo futuro si prevede un aumento della quota della spesa sanitaria complessiva per la medicina di prescrizione. Una delle tendenze è il maggiore senso di responsabilità e di intervento riguardo l’informazione commerciale e gli spot pubblicitari, con il fine di mantenere un controllo coerente e strutturato su un mercato che, prima di essere un settore di consumo, è un asset della produzione intimamente connesso al benessere dell’utente.

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Per il retail si apre una fase di grande concorrenza per chi prima riuscirà a modernizzarsi utilizzando la digitalizzazione come elemento distintivo.

Durante la Digital Week di Milano, intervenuto nella conferenza “Future Store, what’s next?” Enrico Trovati, direttore merchant services and solutions di Nexi, spiega il suo punto di vista su come cambierà il modo di fare acquisti nei prossimi anni: “Lo store del futuro, che vediamo in alcuni casi innovativi già oggi, prevede molta più interazione del cliente all’interno del negozio, una full immersion esperienziale che per quanto riguarda il merchant riuscirà a dare grande valore al proprio brand. L’incremento di tecnologia digitale a supporto dei pagamenti sta andando nella direzione di includere, quasi senza accorgersi, il pagamento all’interno dei processi di acquisto. Credo che in Italia, come nel resto del mondo, la tecnologia sullo smartphone sarà il picco di questa esperienza, perché il cellulare è sempre con noi, penso quindi che il trittico: applicazione dei merchant, pagamento simless all’interno dell’applicazione ed esperienza digitale a tutto tondo, saranno i tre elementi di successo per chi vorrà fare distribuzione innovativa nel futuro“.

Una rivoluzione tecnologica senza precedenti con diverse opportunità sia per il comparto che per Ia clientela, come sottolineato da Mauro Bussoni segretario generale di Confesercenti: “Per il comparto si apre una fase di grande concorrenza ovvero chi prima riuscirà a modernizzarsi utilizzando la digitalizzazione come elemento concorrenziale positivo vincerà. Per la clientela ci saranno maggiori opportunità, migliori servizi. E’ un mondo che sta cambiando molto velocemente: cambiano le abitudini dei consumatori, cambia il modo di fare la spesa, i pagamenti diventeranno anche virtuali in modi completamente differenti rispetto ad oggi”.

Un cambiamento nella vendita che sarà sempre più interattiva, come sottolineato da Vittorio Carena (Founder Vittorio Carena Studio): “L’evoluzione principale sarà la commistione e l’implementazione di tutti i sistemi digitali, che saranno molteplici (piattaforme di vendita, strumenti digitali, elementi e metodi di vendita nuovi che si fonderanno con lo spazio fisico esistente che rimarrà comunque fondamentale per l’accessibilità alla vendita stessa. Il negozio tradizionale non sparirà ma si evolverà”.

Per raccontare meglio l’evoluzione dei pagamenti digitali nei punti vendita negli ultimi 15 anni, Nexi ha allestito un percorso esperienziale nella sede della Cariplo Factory a Milano, denominato ‘Future Store, what’s next?’, che consente di vivere in prima persona il futuro dei pagamenti digitali. All’interno del percorso interattivo il visitatore ripercorre i cambiamenti del modo di acquistare prodotti nei vari punti vendita. Nella prima sala, detta ‘Caos’, un mare di scontrini e di vari modelli dei primi pos riassume il primo passo verso la tecnologia digitale con diversi apparecchi utilizzati per vari servizi (taxi, buoni pasto, ecc) spesso non efficienti a causa delle connessioni lente. Nella stanza successiva, dei “Gatti”, assistiamo all’avvento dei pos contact-less nel quale i pagamenti sono più semplici e veloci, spesso associati all’uso sempre più quotidiano dello smartphone.

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Riportiamo un estratto dell'articolo a cura di Valeria Sforzini del 14 febbario 2019 uscito su Il Sole 24 Ore, dal titolo Ogni euro investito in formazione aumenta il valore fino a tre volte...

a cura di redazione
Riportiamo un estratto dell’articolo a cura di Valeria Sforzini del 14 febbario 2019 uscito su Il Sole 24 Ore, dal titolo Ogni euro investito in formazione aumenta il valore fino a tre volte…

“Le tecnologie avanzano sempre più velocemente, ma le competenze faticano a stare al passo. La rivoluzionetecnologica 4.0 in ltalia sta portando con sé una serie di cambiamenti che hanno investito il paese a una velocità senza precedenti. La mancanza di competenze necessarie ad accogliere la trasformazione, tuttavia, potrebbe trasfonnarsi in un’arma a doppio taglio all’intemo del paese, facendosì che robotica e high-tech prendano il posto di manodopera non specializzata e comportino una perdita di posti dilavoro.

La nuova frontiera per risolvere il “mismatch” tra domanda e offerta che sta minacciando il futuro delle imprese, passa per la formazione e per lo sviluppo del “capitale psicologico”.



Dalla resilienza, alla capacità di auto determinarsi, passando per il controllo delle emozioni: se il modello di formazione delle capacità utilizzabili dalle aziende è diventato obsoleto, e nel mondo delle università stanno cominciando a svilupparsi le prime piattaforme miste che sfruttano le esperienze di campo, saranno le stesse qualità dei lavoratori a fare la differenza nel campo dell’applicazione delle nuove tecniche.

A dimostrarlo, come da documento in allegato, una ricerca condotta da EY e LA Sapienza di Roma, con dei dati assolotamente da tenere in considerazione.”

Scarica qui la ricerca, dalla rassegna stampa Sole 24 Ore

È in risposta a queste esigenze che vengono progettati i corsi della 24ore Business School, un’organizzazione che da oltre venticinque anni opera nel mercato dell’education offrendo.

Master in Retail Management

Cavalieri Retail partecipa al Master in Retail Management, per imprenditori, professionisti e manager che vogliono acquisire nuove competenze, sviluppare le proprie abilità e consolidare il proprio percorso di carriera. Gli incontri sono particolarmente stimolanti grazie all’eterogeneità dei partecipanti e delle loro esperienze in campi diversi: abbigliamento, ristorazione, GDO, cancelleria e gioielleria.

Davide Cavalieri,  General Manager Cavalieri Retail nei suoi interventi tocca diverse tematiche: strategie retail, indicatori di performance, definizione dei budget e temi di visual merchandising e communication.

L’obiettivo è sviluppare le competenze dei partecipanti, fornendo i giusti strumenti per ideare e costruire coinvolgenti customer experince. Durante gli incontri è fondamentale riuscire a spostare l’attenzione dei partecipanti sul proprio potenziale di vendita e crescita.  

Gli interventi sono strutturati con lezioni frontali, esercitazioni e interventi mirati per rispondere a quesiti soggettivi con lo scopo di fornire contributi innovativi e nuovi trend di mercato.

Gli scenari futuri del negozio, il marketing territoriale, la privacy e la concorrenza sleale sono stati i temi principali condivisi con una platea di oltre 700 persone.

a cura di Redazione

Il 13 e 14 gennaio si è svolta la terza edizione di Bici Academy, il meeting nazionale del negoziante di bici, un evento, un momento di incontro e formazione per chi lavora in questo settore.

Dal sito di Bici Academy 2019
Dal sito Bici Academy 2019

Al Palacongressi di Rimini, tanti i temi trattati durante la Plenaria del primo giorno che ha visto protagonisti Piero Nigrelli, Direttore Settore Ciclo Confindustria ANCMA, Andrea Boaretto, Professore di Multichannel Marketing al Politecnico di Milano, Davide Cavalieri, General Manager Cavalieri Retail e l’Avvocato Ivan Marchetto.

Gli scenari futuri del negozio, il marketing territoriale, la privacy e la concorrenza sleale sono stati i temi principali condivisi con una platea di oltre 700 persone.

Davide Cavalieri, con 30 anni di esperienza nel mondo retail, è intervenuto individuando e approfondendo i 7 punti cruciali per avere successo con i propri clienti e aumentare le vendite. Nello specifico ha analizzato come identificare e definire il posizionamento dei propri clienti target; come gestire una comunicazione efficace all’interno e all’esterno del punto vendita facendo coniugare armonicamente tutti i canali online e offline. Il tutto senza trascurare come disegnare e rendere efficace la propria offerta commerciale, come rendere unico il servizio ad un cliente sempre più esigente ed informato e per concludere, il CRM (Customer Relationship Management), ovvero come gestire le relazioni con i clienti durante il customer journey, il loro “viaggio” nell’acquisizione di un prodotto o di un servizio.

A rendere ancora più interessanti i temi della giornata è stata la somministrazione di un questionario online su un’app sviluppata per l’occasione, che ha fornito ai relatori un termometro del sentiment del pubblico, in termini di esperienze nei propri punti vendita e di metodologie applicate.

Molte le curiosità e domande dei partecipanti al termine degli interventi dei relatori e durante le apposite sessioni “Q&A”, di domande e risposte.

La seconda giornata di Bici Academy si è svolta attraverso numerosi workshop tematici per fornire un supporto concreto ed immediato ai negozianti e alle aziende partecipanti, in termini di gestione del punto vendita, visual merchandising, social media, web e molti altri argomenti.

Noi di Cavalieri Retail ci siamo focalizzati su 3 workshop:

1) “Come applicare la tecnologia al tuo negozio di bici” a cura di Davide Cavalieri e Daniele Dini, Product Manager nel settore IT e dei servizi.

2) “Gli indicatori chiave per capire l’andamento del tuo negozio” con Vincenzo Abatematteo, Retail Consultant.

3) “La vendita addizionale di abbigliamento e accessori. Il cross selling” a cura di Maria Villano, Retail Consultant.

In attesa di una quarta edizione, ecco il video di chiusura dell’evento di Davide Cavalieri e una citazione che riteniamo centrata sull’argomento perché il settore bici è in costante crescita e ha ancora moltissime opportunità da cogliere.

Per mantenere l’equilibrio devi muoverti.” A. Einstein

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Il volume del «chimico umanista», presidente di illycaffè e della Fondazione Altagamma (Italia Felix. Uscire dalla crisi e tornare a sorridere, Piemme, euro 18,50, pp. 228), frutto di una conversazione con il giornalista Francesco Antonioli.

Andrea Illy alza l’asticella, vuole bene al nostro claudicante Paese, ne vede ricchezze e potenzialità. Soprattutto attraverso una narrazione positiva, ma non per questo ingenua o irreale.
E così il volume del «chimico umanista», presidente di illycaffè e della Fondazione Altagamma (Italia Felix. Uscire dalla crisi e tornare a sorridere, Piemme, euro 18,50, pp. 228), frutto di una conversazione con il giornalista Francesco Antonioli, diventa una sorta di manifesto politico ed economico nel senso più alto del termine.


Il valore della

Otto capitoli, uno dei quali dedicato ai Millennials, un ragionamento ad alta voce su economia, finanza, scuola e «mappe per il futuro», approfondimenti sulle scienze più avanzate e cultura classica. Con una innervazione civica costante: l’impegno per il bene comune. Innesco inedito è il tema della felicità: «Parlarne è importante», secondol’imprenditore triestino, impegnato da tempo a sostenere il World Happiness Report. «È sempre utile per me, può esserlo per chiunque. E il fine ultimo della felicità è l’altruismo: va condivisa. Troppo ottimista? No, tutt’altro. La felicità si declina in tante virtù. E deve diventare un buon ingrediente civile del nostro modo di vivere. È “utile” ciò che comporta la maggior felicità del maggior numero di individui».

I doveri dell’industria

Si tratta di un invito forte alla corresponsabilità: di tutti, dal semplice cittadino al decisore pubblico, per dire che la «la felicità è sia un diritto sia un ». Sprovveduto? Naïf? Fortunato? «No», insiste Andrea Illy. «Vuol dire, al contrario, essere consapevoli delle nostre capacità e delle nostre potenzialità. E l’Italia ne ha tantissime. Per uscire dalla crisi e tornare a sorridere». Il volume – passato tra l’altro al vaglio preventivo di docenti come Mario Noera, Domenico De Masi e del Governatore di Bankitalia Ignazio Visco – mette in primo piano i doveri dell’industria, che deve essere attenta allo sviluppo del territorio, all’impatto sociale, alla centralità delle relazioni. Quasi un appello alla formazione di classi dirigenti che sappiano guardare lungo.

L’importanza di un no (oltre la cultura del no)

Guai, dunque, agli interessi particolari o alla cultura del no. «Intendiamoci», spiega l’mprenditore del caffè «Saper dire “no”, in campo educativo e non solo, è molto importante. È dannoso il no a prescindere che diventa egoismo: il no a un’opera pubblica utile, per esempio. Dobbiamo coltivare al meglio i nostri talenti e metterli a disposizione degli altri». Nel volume racconta ad Antonioli, nel dirsi contrario alla logica «nimby» (not in my backyard, non nel mio giardino), che preferisce tenere sul comodino il Candide di Voltaire, proprio perché invita – nel proprio giardino – a coltivare talenti da mettere a disposizione degli altri. E dunque: infrastrutture, via della seta, immigrati gestiti con buon senso e messi a risorsa.

Ritorno a Walt Disney: «Se puoi sognarlo, puoi farlo»

Osserva il governo giallo-verde, ma nel volume – chiuso a fine estate – non si esprime se non dicendo, appunto, che «osserva». La domanda rimane: potremo tornare a sorridere e uscire dalla crisi? «Noi adulti – conclude Illy – dobbiamo trovare buone motivazioni per dire soprattutto ai giovani, ai nostri figli e ai nostri nipoti: vi vogliamo bene, restate in Italia perché merita. S’inizia anche imparando a “raccontare” l’Italia delle eccellenze, della gente che fa bene. Ce n’è molta di più di quanto non immaginiamo. Si costruisce una «Italia Felix» partendo da qui: valorizzando il bello e il buono. Che cosa diceva un grande come Walt Disney? «Se puoi sognarlo, puoi farlo».

 

Curated from La felicità secondo Illy

 

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Come sarà il lavoro nel 2025

 

 

Entro sette anni i robot svolgeranno più di metà dei lavori attualmente esistenti, eppure nessuno dovrà rimanere disoccupato. A rassicurare il mercato sono le proiezioni raccolte in uno studio del World Economic Forum, il quale prevede in cinque anni la creazione di 133 milioni di nuove posizioni lavorative, a fronte dell’automazione di 75 milioni di mansioni. Un conto netto di 58 milioni di nuovi posti, più specializzati, a patto però che gli Stati investano nella formazione dei lavoratori.

È già stata ribattezzata «quarta rivoluzione industriale» e negli ultimi anni è stata causa di apprensione tra chi teme di vedere il proprio lavoro sostituito da una macchina. Ma la storia si ripete e, come in passato, l’evoluzione delle tecniche di produzione potrebbe avere l’effetto di creare molti più posti di lavoro di quanti non se ne perdano. Ne sono convinti i responsabili delle risorse umane e i top strategy executive di 12 industrie e 20 economie sviluppate ed emergenti (che insieme rappresentano il 70% del PIL globale), sulle cui analisi si basa lo studio.

Il futuro è degli scienziati

Più 133 milioni di posti di lavoro entro il 2022: l’evoluzione del mercato del lavoro porterà con sé una grande espansione dei ruoli legati all’information technology. I più richiesti, secondo le proiezioni del Wef, saranno gli esperti di analisi dei dati e gli scienziati, seguiti da esperti in intelligenza artificiale e manager gestionali. A seguire gli sviluppatori di software e i professionisti dei settori vendite e marketing.

A scomparire invece saranno 75 milioni di posti di lavoro, a partire dagli addetti all’inserimento manuale dei dati in sistemi informatici e a chi svolge compiti amministrativi come la gestione delle buste paga e dei libri contabili. Mansioni di facile apprendimento per le macchine che, in un contesto di scalabilità dei costi, più lavorano e meno costano.

Gli straordinari di un robot

In termini di ore di lavoro, oggi il rapporto uomo-macchina è di 71 a 29. Ovvero, solo il 29 per cento del lavoro complessivo è svolto da robot, mentre il 71 per cento è ancora in mano a esseri umani. Ma secondo le previsioni del Wef, entro il 2025 questa proporzione cambierà sensibilmente e il 52 per cento delle ore di lavoro saranno svolte da sistemi automatizzati.

Tra questi, a diffondersi maggiormente saranno i macchinari statici (37%), già molto utilizzati nel mercato automobilistico e aerospaziale, così come i robot di terra (33%), capaci di spostare automaticamente i componenti della produzione all’interno degli stabilimenti. Nel settore dei servizi finanziari e d’investimento si prevede invece la crescente diffusione di robot umanoidi (23%), che grazie all’intelligenza artificiale e alla disponibilità dei big data, sono in grado di fare previsioni economiche e comporre strategie finanziare grazie all’applicazione di modelli statistici.

 

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E la Banca diventa Experience Design

Che futuro si prospetta per i professionisti che puntano a una carriera lavorativa nel settore bancario?

Se prendiamo in considerazione un recente studio, “Human Advantage: The Power of People”, commissionato da HSBC e sviluppato attraverso la mappatura dei principali effetti del cambiamento generato dalla tecnologia, ecco delinearsi in modo evidente l’importanza di “innovativi” profili esplicitamente orientati alla rivoluzione digitale.

Il settore bancario sta già utilizzando i chatbot per rispondere a semplici domande e raccogliere informazioni sulla propria clientela. La possibilità di “parlare” con le macchine e di aiutarle a interpretare i nostri bisogni necessita di interfacce conversazionali che dovranno via via trarre vantaggio dalle tecnologie di riconoscimento vocale e di testo.

Il Conversational Interface Designer è per l’appunto la figura che metterà a disposizione skill adatte a sviluppare interfacce naturali e “low-friction” per incontrare i desiderata dei clienti, mettendo in campo un mix di abilità creative, linguistiche e antropologiche.

Entrando nel merito delle figure da tenere in debita considerazione, il Mixed Reality Experience Designer è un esperto in materia di realtà mista o aumentata le cui competenze chiave contemplano la capacità di progettare interfacce tridimensionali fra mondo fisico e digitale e di renderle il più possibile veloci e intuitive.

Per lavorare in questo ambito serviranno competenze in fatto di design estetico, branding, user experience e meccanica 3D.

 

 

 

Un comparto in continua evoluzione che, "nonostante qualche situazione di difficoltà, sa innovarsi e innovare, adeguandosi ai cambiamenti del mercato e dei consumatori, cogliendo le opportunità offerte dal mondo digitale".

“Le Fiere italiane generano affari per 60 miliardi di euro dando origine al 50% dell’export delle aziende italiane che vi partecipano”.

Lo ha detto Ettore Riello, presidente di Aefi (Associazione esposizioni e fiere italiane), nel corso dell’evento ‘La Forza delle Fiere Italiane’, oggi a Roma, realizzato nell’ambito dell’appuntamento con la ‘Giornata mondiale delle Fiere’, nata nel 2016 per iniziativa di ‘Ufi-The Global association for the exhibition industry’ e da subito sostenuta da Aefi. Inoltre, per il 75,3% delle pmi italiane, ha spiegato Riello, le fiere sono uno strumento fondamentale di sviluppo. “Sarebbe riduttivo parlare del ruolo delle fiere nel mondo considerandone solo l’aspetto economico”, ha continuato Riello.

“La valenza del loro operare – ha rimarcato – va ben oltre e contribuisce alla diffusione dei nostri valori, delle nostre eccellenze, della creatività italiana che tutto il mondo ci invidia”.

La Giornata mondiale delle Fiere rappresenta anche un’occasione per fare il punto su un comparto solido che offre anche numerose opportunità di carriera. Un comparto in continua evoluzione che, “nonostante qualche situazione di difficoltà, sa innovarsi e innovare, adeguandosi ai cambiamenti del mercato e dei consumatori, cogliendo le opportunità offerte dal mondo digitale per estendere il potenziale dell’evento oltre il momento espositivo”, ha proseguito Riello.

Sempre secondo Ufi, oltre il 70% dei quartieri e organizzatori di manifestazioni sta sviluppando nuove attività proprio per andare incontro a un mercato in continuo cambiamento, anche e soprattutto dal punto di vista geopolitico. ” L’escalation del protezionismo rischia di schiacciare la nostra economia, che in questo momento cresce grazie alle vendite all’estero, con manovre che potrebbero pesare per 3 punti sull’export. Basti pensare che solo con l’Iran, con cui siamo stati tra i primi a firmare un protocollo d’intesa, il nostro Paese ha diversi miliardi di export a rischio”, ha affermato Riello.

Per questo, Aefi è sempre più attiva nelle iniziative volte all’internazionalizzazione delle fiere e delle aziende che vi partecipano, con una Commissione dedicata per cogliere le nuove opportunità sul mercato mondiale e adattarsi con flessibilità a un contesto profondamente mutevole. Ma anche con partner istituzionali e di rilievo come l’Agenzia Ice, Sace e Simest, con la convinzione che le fiere rappresentino una grande opportunità di crescita soprattutto in un momento così complesso per il nostro made in Italy, che ha ancora molta strada da fare per vedere concretizzato tutto il suo potenziale.

“Il rapporto dell’Ice -ha affermato Michele Scannavini, presidente dell’Agenzia Ice- con il sistema italiano delle fiere è, e continua ad essere, un asse prioritario della promozione a sostegno dell’internazionalizzazione delle pmi italiane.

Nel 2017, l’Ice ha supportato 50 fiere, le più rappresentative del made in Italy nei rispettivi settori, coinvolgendo 5.700 operatori stranieri e realizzando 52.000 incontri b2b. Quest’anno l’obiettivo sarà superare i 6 mila operatori stranieri con un potenziamento del numero di incontri d’affari. Contiamo anche di rafforzare la collaborazione con Aefi e le singole manifestazioni per migliorare la loro visibilità all’estero”.

 

 

 

 

 

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Per quanto riguarda nello specifico i Digital Design Days, «Milano diverrà per qualche giorno il luogo dove sviluppatori, designer e brand di tutto il mondo potranno incontrarsi e scambiare idee, trovare occasioni di collaborazione e avviare progetti di innovazione», spiega Spiezia. «In un contesto mondiale dove tutto è guidato, alimentato, supportato dal software e non esiste più alcun tipo di business che non abbia una base digitale, anche minima ma destinata ad aumentare sempre di più, gli sviluppatori diventano una risorsa preziosissima. Tuttavia, i servizi digitali non possono in alcun modo trascurare “la componente umana” ossia l’interfaccia di interazione, di utilizzo dei servizi da parte delle persone, la user experience: ecco che entrano quindi in gioco designer e creativi».

«Purtroppo oggi in Italia ci sono pochi istituti qualificati a garantire una formazione in linea con il “mondo moderno”, dove il digitale domina ormai qualsiasi disciplina e professione», osserva con un po’ di rammarico Spiezia il quale cavalca però con entusiasmo iniziative come quelle della Milano Digital Week: «si tratta di un momento di educazione, formazione e dibattito che porta a Milano il meglio della cultura digitale italiana ed internazionale».

Come anticipato nel servizio dedicato ai Digita Design Days, la creatività e l’ingegno che spaziano tra arte, architettura e design, sempre più “contaminati” dall’innovazione digitale, avranno un ruolo da protagonista. Abbiamo voluto approfondire l’importanza di questi temi e discipline con Filippo Spiezia, Co-Founder & Creative Director dei Digital Design Days, cercando di capirne l’importanza anche da un punto di vista più ampio, quello dell’innovazione del nostro paese.

Città caratterizzata da una forte cultura legata al design e all’innovazione, Milano mette a calendario una settimana dedicata al mondo digitale, la Milano Digital Week che inizierà a prendere ufficialmente “forma” tra pochissimi giorni, il 15 marzo, sotto un claim che ne esplicita gli obiettivi:

In concomitanza con l’avvio ufficiale della Milano Digital Week intervistiamo Filippo Spiezia, Co-Founder & Creative Director dei Digital Design Days – in programma tra il 16 ed il 18 marzo all’interno del programma della Milano Digital Week – e torniamo a parlare di InnovationFirst per accelerare ed intensificare il ruolo della politica italiana nei confronti dell’innovazione digitale